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Dal 2013, CHESED , offre una serie di servizi sanitari multispecialistici.
Questa proposta di servizi sanitari multispecialistici rappresenta l’offerta più vasta e completa tra quelle presenti oggi sul mercato nazionale.
Grazie a tecnologie di diagnostica e prevenzione innovative e professionali, CHESED è in grado di offrire analisi, indagini e refertazioni in modo semplice, veloce e alla portata di tutti, avvalendosi della collaborazione con una delle più grandi piattaforme di refertazione, validate in Italia " Life Care Italia ( www.telemedicinalife.care )
CHESED mette a disposizione le proprie apparecchiature sanitarie ed i propri infermieri, grazie alla collaborazione con 4Life ( www.4-life.it )
Questi dispositivi sono compatti e portatili, per qualsiasi presidio sanitario territoriale.
Così è possibile trasformare una Farmacia o un Ambulatorio in un’efficiente struttura assistenziale di prossimità e multispecialistica.
Infine ci possiamo avvalere, della collaborazione con My Event ( www.myeventsrl.it ) per l’organizzazione e gestione di corsi accreditati.
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Giornata di screening sull'osteoporosi


Giornata di screening sull'osteoporosi
L'osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da una ridotta massa ossea e dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità e predisposizione alle fratture, soprattutto dell'anca, della colonna vertebrale e del polso.
Ciclo Vitale dell'Osso
L'osso è un tessuto vivo e complesso che si modifica continuamente e continuamente si ripara. Tale processo è denominato "rimodellamento osseo" .
Questa continua attività di trasformazione e rimodellamento ha lo scopo di rendere le ossa più idonee alle esigenze funzionali delle varie età.Vi sono infatti processi di edificazione di nuove cellule ossee nelle zone dell'osso che vanno irrobustite e processi di demolizione nelle zone che possono essere alleggerite.I processi di calcificazione e di riassorbimento si svolgono parallelamente sullo stesso osso ma in zone diverse, determinando le seguenti trasformazioni:
  1.  Fase fetale: le ossa hanno una struttura intermedia fra quella a fibre intrecciate (del periodo embrionale) e quella lamellare.
  2.  Fase finale dell'attività infantile: i processi di erosione e costruzione lamellare vengono attivati e già si distinguono i sistemi interni di calcificazione mentre sempre più si ingrandisce l'interno canale midollare.
  3.  Fase adulta: l'attività costruttiva periferica rende più spessa e compatta la parte esterna dell'osso, mentre il canale midollare interno  si amplia maggiormente.
  4.  Fase senile: aumenta il fenomeno dell'erosione ossea che allarga e mina la compattezza e la solidità dell'osso: questo è il quadro dell'osteoporosi senile che, diradando e allargando l'intera trama del tessuto osseo, rende le ossa porose, leggere e fragili ovvero più soggette frattura.
Fattori di rischio
  •  Ridotto picco di massa ossea;
  •  sesso femminile;
  •  storia familiare di osteoporosi;
  •  magrezza;
  •  età avanzata;
  •  menopausa precoce o indotta chirurgicamente;
  • periodi di amenorrea;
  • anoressia nervosa;
  •  scarsa assunzione di calcio con la dieta;
  • uso di alcuni farmaci, quali i cortisonici e gli anticonvulsivanti;
  •  bassi livelli di testosterone nei maschi;
  •  stile di vita sedentario;
  •  fumo di sigaretta, abuso di alcol.
RIDOTTA MASSA OSSEA: Il picco di massa ossea rappresenta il valore di massima densità minerale ossea raggiunto in età giovane–adulta (circa 20-30 anni) e dipende da fattori sia genetici che ambientali.
SESSO FEMMINILE: soprattutto dopo la menopausa si manifesta uno squilibrio fra riassorbimento e formazione ossea. Questo processo è determinato principalmente dalla carenza di estrogeni che hanno di per sé un'azione protettiva nei confronti del tessuto osseo. L'entità del patrimonio osseo con cui la donna arriva alla menopausa risulta essenziale per la protezione nei confronti della perdita ossea post-menopausale. Quanto maggiore è la massa ossea raggiunta in età giovanile (picco osseo), tanto più la donna risulta protetta nei confronti della perdita ossea post-menopausale.
L'ECCESSIVA MAGREZZA può creare una situazione di rischio per l'osteoporosi perché il tessuto adiposo è in grado di produrre una certa quantità di estrogeni, ormoni che influenzano positivamente la salute dell'osso.
L'osteoporosi primitiva si verifica nella maggior parte dei casi nelle donne in post-menopausa e nei pazienti anziani. All'osteoporosi primitiva possono contribuire il naturale calo degli estrogeni nella donna, un calo sensibile degli androgeni negli uomini (andropausa), la diminuita assunzione di calcio, i bassi livelli di vitamina D e l'iperparatiroidismo secondario. L'osteoporosi senile si presenta, in genere, dopo i 65-70 anni di età, in entrambi i sessi (ma più frequentemente nelle donne). Anche il tessuto osseo, infatti, come qualsiasi altra componente del nostro corpo, è destinato ad invecchiare e, col passare degli anni, va incontro sia ad una progressiva riduzione quantitativa che ad uno scadimento qualitativo.
L'osteoporosi secondaria, invece, può derivare da altre condizioni mediche o dall'impiego protratto di alcuni farmaci osteopenizzanti, cioè in grado di contribuire alla perdita della massa ossea (es. corticosteroidi, anti-epilettici, immunosoppressori e ormoni tiroidei). Tra le patologie che possono favorire l'insorgenza dell'osteoporosi ci sono alcune malattie endocrine (come ad esempio il morbo di Cushing, l'ipertiroidismo e l'iperparatiroidismo, l'ipogonadismo, l'iperprolattinemia, il diabete mellito) e alcune malattie dell'apparato gastro-intestinale, come il malassorbimento, la celiachia, il morbo di Crohn e l'insufficienza renale cronica. Inoltre, l'osteoporosi può riscontrarsi in caso di immobilizzazione prolungata, deficit di calcio o vitamina D, malattie croniche ostruttive di bronchi e polmoni, mieloma multiplo, artrite reumatoide e alcune neoplasie maligne.
Il rischio di sviluppare la malattia è influenzato da prolungati periodi di sedentarietà, predisposizione genetica, magrezza eccessiva, abuso di alcolici e fumo di sigaretta. La riduzione della massa ossea può essere generalizzata e coinvolgere tutto lo scheletro oppure interessare solo alcuni segmenti ossei. L'osteoporosi interessa più frequentemente la colonna vertebrale, le ossa lunghe e il bacino; le fratture da fragilità si riscontrano soprattutto a carico delle vertebre, del femore, del polso e dell'omero.
Nonostante la progressiva riduzione della massa ossea, molti di coloro che sono affetti da osteoporosi non presentano segni o sintomi. Col passare del tempo, però, il tessuto osseo sempre più rigido e fragile rende lo scheletro incapace di sopportare le normali sollecitazioni. Pertanto, in molti casi, ci si accorge dell'osteoporosi solo a seguito di una frattura dell'anca, del femore, del polso o delle vertebre, causata da traumi minimi o inavvertiti.
I pazienti osteoporotici sviluppano spesso dolore osseo o muscolare, soprattutto a livello lombare. Inoltre, l'assottigliamento e la fragilità delle ossa predispongono all'incurvamento della colonna vertebrale. Molto comuni sono anche le fratture vertebrali da compressione, che possono anche passare pressoché inosservate.
L'osteoporosi viene diagnosticata attraverso esami diagnostici mirati, come la Mineralometria Ossea Computerizzata o MOC, che valuta la densità della massa ossea; questo esame, comunemente chiamato densitometria ossea, utilizza i raggi X per valutare lo stato di mineralizzazione delle ossa, quindi stabilisce il grado dell'osteoporosi o il rischio della sua comparsa.
Oltre alla densitometria ossea, la diagnosi dell'osteoporosi si avvale di altri esami strumentali. Il medico può valutare se sono presenti lesioni recenti o pregresse con un esame radiografico o con la morfometria della colonna vertebrale. Le analisi del sangue e delle urine permettono invece di valutare lo stato del metabolismo osseo, possono individuare possibili fattori causali e sono particolarmente utili quando c'è il sospetto di una forma di osteoporosi secondaria.
Prevenzione e terapia dell'osteoporosi comportano l'adozione di misure utili per rallentare il processo patologico e ridurre il rischio di incorrere in una frattura. Queste misure prevedono: integrazione di calcio e vitamina D, esercizi per aumentare la resistenza dell'osso e la forza muscolare e una terapia farmacologica per preservare la massa ossea (es. bifosfonati) o stimolare la formazione di nuovo tessuto osseo (es. raloxifene).
In presenza di una forma di osteoporosi secondaria, il trattamento deve essere volto al controllo e, dove possibile, all'eliminazione della causa sottostante.

Giornata del Melanoma


Giornata del Melanoma
Il melanoma è un tumore, spesso molto aggressivo, che origina nella cute o, più raramente, negli occhi o nelle mucose. Si sviluppa dai melanociti, le cellule che producono la melanina, il pigmento che conferisce alla cute la sua colorazione.
Che cos'è il melanoma?
Anche se non è comune come gli altri due tipi principali di cancro della cute, il carcinoma basocellulare ed il carcinoma squamocellulare, il rischio di sviluppare il melanoma della cute è in continuo aumento negli ultimi decenni in tutto il mondo occidentale ed è sempre più frequentemente in età giovanile. È molto più comune nelle persone dalla cute chiara e colpisce in misura leggermente maggiore le donne rispetto agli uomini.
Quali sono le cause del melanoma?
Il melanoma si forma quando si verifica un errore genetico nelle cellule che producono la melanina, cioè i melanociti. Queste cellule sono presenti in maniera addensata nei nevi malanociti della pelle, comunemente detti nei, e, per motivi non ancora non del tutto noti, possono iniziare a proliferare in modo disordinato. Tra le cause che possono spingere un neo a proliferare verso il melanoma ci sono l'esposizione al sole e quelle alle lampade UV.
Quali sono i sintomi del melanoma?
Il melanoma può svilupparsi in qualsiasi area della pelle, con una maggiore probabilità nelle zone che sono più frequentemente esposte alla luce del sole. I melanomi possono formarsi sia a partire da nevi (nei) preesistenti, che ex-novo. Per questo è consigliabile eseguire regolarmente un'accurata autoispezione dei nei della pelle. La regola dell'ABCDE è il primo passo verso la prevenzione in quanto aiuta a distinguere un nevo da un melanoma:
  • Asimmetria: i nei sono simmetrici mentre il melanoma è asimmetrico.
  • Bordi irregolari: i bordi di un neo sono regolari, quelli di un melanoma sono frastagliati.
  • Colore disomogeneo: i nei hanno un colore unico ed uniforme, mentre il melanoma può avere più colori.
  • Diametro superiore a 6 mm: i nei crescono fino ad un diametro di 6 mm. I melanomi di solito sono superiori ai 6 mm.
  • Evoluzione: la rapida crescita di un qualunque neo o macchia pigmentata deve far sospettare un melanoma.
In caso di riscontro di uno (o più) di questi segni, è opportuno consultare il proprio medico, che potrebbe suggerire la visita dermatologica. I melanomi che si sviluppano negli occhi, solitamente provocano disturbi della vista e sono facilmente diagnosticabili attraverso una visita oculistica.
Il melanoma può tuttavia, in casi più rari, svilupparsi anche in parti del corpo poco visibili, ad esempio sotto le unghie, all'interno della bocca o delle mucose digestive, urinarie e dei genitali. In questi casi, è più difficile da diagnosticare, anche perché è facile confonderlo con altre patologie più comuni.
Come si può prevenire il melanoma?
La prevenzione avviene su due livelli: eliminazione/riduzione dei fattori di rischio e diagnosi precoce.
La genesi dei tumori cutanei, in particolare del carcinoma basocellulare e del carcinoma squamocellulare, è legata soprattutto all'esposizione ai raggi UV, sole o lampade.
È possibile quindi minimizzare il rischio d'insorgenza con alcuni semplici accorgimenti: attenersi alle regole di protezione dal sole ed evitare l'esposizione a lampade UV.
Per il riconoscimento precoce dei tumori cutanei e in particolare del melanoma è opportuno eseguire visite dermatologiche periodiche che permettono di:
  • individuare i melanomi nelle prime fasi di sviluppo
  • cambiamento e programmare per tempo l'asportazione chirurgica di possibili iniziali melanoma

Giornata del Respiro


Giornata del Respiro
La spirometria è un semplice esame strumentale utilizzato per accertare (diagnosticare) e per seguire nel tempo (monitorare) le malattie delle vie respiratorie e per valutare l’efficacia delle cure. Misura la quantità (il volume) d’aria che entra (inspirazione) ed esce (espirazione) dai polmoni e la forza del flusso respiratorio.
Si esegue utilizzando uno strumento chiamato spirometro, una piccola macchina computerizzata collegata tramite un cavo ad un boccaglio inserito tra i denti della persona che si sottopone all’esame.
La spirometria può essere effettuata da un infermiere o da un medico in ambulatorio, in ospedale o in clinica. Di solito, è prescritta dal medico curante al termine di una visita qualora rilevi dei disturbi di tipo respiratorio come, ad esempio, una tosse persistente; sospetti la presenza di una malattia broncopolmonare oppure ritenga che la persona visitata corra il rischio di sviluppare una malattia del polmone come accade, ad esempio, ai fumatori.
Le malattie che possono essere individuate e seguite nel loro andamento mediante la spirometria includono:
  • asma, malattia persistente nel tempo (cronica) in cui le vie respiratorie si infiammano periodicamente causando crisi respiratorie, affanno e senso di costrizione
  • polmonite, infiammazione dei polmoni causata, di solito, da infezioni virali, batteriche o fungine
  • broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), malattia cronica caratterizzata dal parziale restringimento delle vie aeree e dalla diminuzione del flusso d’aria che entra e esce dai polmoni (include l’enfisema polmonare e la bronchite cronica)
  • fibrosi cistica, malattia genetica che colpisce il sistema digestivo e i polmoni e porta alla formazione di muco denso e viscoso che ostruisce i dotti principali
  • fibrosi polmonare idiopatica, malattia respiratoria rara caratterizzata dalla formazione di tessuto cicatriziale nei polmoni che provoca insufficienza respiratoria
  • Se è già stata accertata (diagnosticata) una di queste condizioni, la spirometria può essere effettuata per verificarne la gravità o valutare la risposta alle cure.
La spirometria è un test normalmente eseguito (test di routine) nelle persone che devono essere sottoposte a un intervento chirurgico o negli individui con altre malattie per controllarne lo stato di salute generale.
È spesso richiesta dal medico per rilasciare il certificato di idoneità alla pratica di attività sportive (in particolare di tipo agonistico), è utilizzata per verificare (screening) la presenza di malattie polmonari in persone a rischio, sia come valutazione preventiva che periodica, e negli individui addetti a particolari lavori che richiedono di esporsi a polveri, fumi irritanti, sostanze chimiche volatili.




Giornata dell' Aterosclerosi


Giornata dell' Aterosclerosi
L'aterosclerosi (più spesso conosciuta nel mondo laico come arteriosclerosi) è una condizione patologica caratterizzata da alterazioni della parete delle arterie, che perdono la propria elasticità a causa dell'accumulo di calcio, colesterolo, cellule infiammatorie e materiale fibrotico.
Che cos'è l'aterosclerosi?
L'irrigidimento delle arterie è un fenomeno associato all'accumulo di componenti patologiche nel contesto delle pareti vascolari. Una delle forme più diffuse di tale patologia è l'aterosclerosi, caratterizzata dalla formazione di placche parietalicontenenti materiale amorfo, colesterolo, cellule muscolari lisce, cellule infiammatorie e cellule provenienti dal sangue. Se la placca protrude nel lume vasale può arrivare a ostacolare il flusso ematico al suo interno. Un'eventuale rottura della placca stessa, abitualmente rivestita da un sottile cappuccio fibroso e da cellule endoteliali, può portare a trombosi e a obliterazione completa del lume del vaso, con conseguente interruzione del flusso ematico. Una volta instauratasi, l’aterosclerosi appare come un processo irreversibile e in potenziale, continua espansione: uno stile di vita adeguato e trattamenti mirati al controllo di diabete e ipertensione, oltre che alla riduzione del colesterolo, possono prevenire la formazione delle placche e rallentare il peggioramento dell'aterosclerosi in corso.
Quali sono le cause dell'aterosclerosi?
L’aterosclerosi è comunemente associata all'invecchiamento. Tuttavia, livelli elevati di colesterolo nel sangue, l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigaretta, il diabetemellito e la familiarità possono favorirne la comparsa anche in età giovanile. Al tutto possono contribuire un'alimentazione ricca di grassi, il consumo eccessivo di alcolici, un'attività fisica insufficiente e il sovrappeso.
Quali sono i sintomi dell'aterosclerosi?
In genere l'aterosclerosi di per sé non provoca sintomi fino a che non compromette il flusso del sangue all’interno delle arterie. Il restringimento delle arterie e la loro occlusione, prodotta dalla formazione di un trombo, generano ischemia e infarto nel territorio a valle delle stesse. I sintomi dell’ischemia e dell’infarto saranno diversi secondo che l’aterosclerosi sia localizzata nel territorio coronarico (angina, infarto miocardico), cerebrale (ictus o TIA), intestinale, renale o periferico (arteriopatia obliterante arti inferiori).
Come si previene l'aterosclerosi?
Per prevenire l'aterosclerosi è importante condurre uno stile di vita salutarecaratterizzato da un'alimentazione sana, equilibrata e povera di grassi di origine animale e un'attività fisica adeguata. È inoltre fondamentale non fumare e limitare il consumo di alcolici.

Giornata sulla Sindrome Metabolica


Giornata sulla Sindrome Metabolica
Con il termine “sindrome metabolica” non si fa riferimento a una singola patologia, ma a un insieme di fattoridi rischio legati a condizioni che aumentano la possibilità di sviluppare patologiecerebro e cardiovascolari e diabete.
Che cos'è la sindrome metabolica?
La sindrome metabolica presenta un rischio due volte maggiore di sviluppare malattie cardiache e cinque volte maggiore di sviluppare il diabete.
Quali sono le cause della sindrome metabolica?
Le condizioni che predispongono allo sviluppo della sindrome metabolica sono diverse:
  • Presenza di una quantità eccessiva di grasso corporeo, specie a livello addominale il cosiddetto grasso viscerale con variazione del rapporto peso altezza (cosiddetto Body mass index BMI) ma anche legato all’eccessiva circonferenza vita.
  • Elevati valori di colesterolo ldl e trigliceridi nel sangue.
  • Ipertensione arteriosa (valori pressori>140/90).
  • Bassi livelli di colesterolo Hdl (il colesterolo cosiddetto “buono”).
  • Resistenza all’insulina, un ormone che aiuta a regolare la quantità di zucchero presente nell'organismoa livello periferico nei cosiddetti organi bersaglio (fegato, muscolo, tessuto adiposo) con conseguente iperglicemia.
  • Iperuricemia.
Più alto è il numero di condizioni di cui si soffre, maggiore è la probabilità di sviluppare la sindrome metabolica.
Inoltre è da sottolineare che:
  • il rischio di sviluppare la sindrome metabolica aumenta con il passare degli anni;
  • se si soffre di diabete si è maggiormente predisposti allo sviluppo di questa sindrome;
  • la predisposizione genetica e lo scarso esercizio fisico possono giocare un ruolo di una certa importanza nell'insorgenza della sindrome.
Quali sono i sintomi della sindrome metabolica?
Nonostante il maggior rischio di sviluppare in futuro condizioni come il diabete e varie patologie cardiovascolari, le persone che soffrono di sindrome metabolicaspesso non presentano sintomi e affermano, perlopiù, di "sentirsi bene". Anche in assenza di una sintomatologia specifica, quindi, particolare attenzione deve quindi essere posta ai diversi fattori di rischio (come obesità addominale, ipertensione, resistenza all'insulina, elevati livelli di trigliceridi nel sangue, bassi livelli di colesterolo Hdl e familiarità con malattie come il diabete) che possono predisporre allo sviluppo di questa sindrome.
Come prevenire la sindrome metabolica?
Per prevenire lo sviluppo della sindrome metabolica è necessario:
  • mantenersi in peso-forma evitando condizioni come il sovrappeso e l'obesità (particolare attenzione deve essere posta nel prevenire l'accumulo di grasso soprattutto a livello addominale);
  • svolgere regolarmente attività fisica, anche leggera;
  • seguire una dieta bilanciata che preveda molto consumo di frutta e verdura e una riduzione di cibi e bevande eccessivamente calorici.
Diagnosi 
La sindrome metabolica viene diagnosticata quando sono presenti tre o più dei seguenti fattori di rischio:
presenza di grande quantità di tessuto adiposo addominale (sono considerati patologici valori superiori a 94 cm di circonferenza addominale nell’uomo e a 80 cm nella donna);
  • obesità (BMI>30)
  • bassi livelli di colesterolo Hdl, anche conosciuto come “colesterolo buono” (sono considerati livelli a rischio meno di 40 mg/dl nell’uomo e meno di 50 mg/dl nella donna);
  • elevati valori di trigliceridi, superiori a 250 mg/dl;
  • elevati valori di pressione arteriosa (maggiore di 140 la sistolica o maggiore di 90 la diastolica o entrambe)
  • elevati livelli di glicemia (a digiuno superiore a 100 mg/dl).

Giornata sulla Composizione Corporea


Giornata sulla Composizione Corporea
Sono disponibili numerosi studi sulla composizione chimica e tissutale del corpo umano che permettono non solo una valutazione della struttura corporea in toto e delle sue componenti ma anche delle modificazioni che si verificano in condizioni di patologia.
Tali conoscenze sono finalizzate alla stima delle necessità energetiche e nutrizionali per la corretta impostazione del fabbisogno nutrizionale nel breve e nel lungo termine. L'esatta conoscenza della composizione corporea permette una migliore valutazione dell'eccedenza, o del difetto ponderale, e nel contempo permette l'individuazione del peso desiderabile in funzione dello stato nutrizionale.
La ricerca clinica pone il proprio interesse nello studio dei compartimenti corporei, quali: acqua corporea totale, acqua intra- ed extra-cellulare, massa grassa, massa magra, minerali totali, massa metabolicamente attiva.



Legenda:
BW: peso corporeo
FFM: massa magra o massa libera da grasso
FM: massa grassa o massa lipidica (FAT)
BCM: massa cellulare o massa metabolicamente attiva
TBW: acqua corporea totale
PM: massa proteica
MM: minerali
Gn: glicogeno
Oggi sono disponibili numerose metodologie, impieganti tecniche sofisticate, differenti per costi, complessità e invasività. Per definizione, sono state suddivise in tecniche invasive e non invasive, intendendo le prime come metodiche da applicare con una certa moderazione e gradualità, vista la pericolosità sulla salute dello soggetto in esame.
Per l'analisi della composizione corporea si possono impiegare più metodiche quali la densitometria a doppio raggio X (DXA), la risonanza magnetica nucleare (MRN), la diluizione isotopica (D2O), l'attivazione neutronica, (INNA), la pesata idrostatica (UWW), sino a giungere alle più semplici e meno invasive quali l'antropometria, l'impedenziometria e la pletismografia ad aria. Queste ultime trovano applicazione elettiva nella ricerca epidemiologica e nella pratica ambulatoriale e ospedaliera.
L'interesse clinico è diretto principalmente alla misura dei tre principali compartimenti: FAT, FFM e TBW, in quanto la loro diversa distribuzione può influenzare la morbilità e la mortalità, e/o alterare l'efficacia dei farmaci, e/o limitare la capacità di resistenza dell'organismo allo stress, al freddo ed al digiuno.



Legenda:
ANTHROPOMETRY: antropometria
BIOIMPEDANCE (BIA): impedenziometria
BMC: massa metabolicamente attiva
BODY DENSITY: densità corporea
BONE: scheletro
CAT: tomografia assiale computerizzata
DENSITOMETRY: densitometria
DEXA: assorbiometria fotonica a doppio raggio
ECF: fluidi extracellulari
ISOTOPE DILUTIONË: diluitometria
MRI: risonanza magnetica nucleare
MUSCLE: massa muscolare
NEUTRON ACTIVATION (IVNAA): attivazione neutronica in vivo
NFST: organi (Non Fat Soft Tissue)
TBK: potassio totale corporeo
TBMM: minerale osseo corporeo
TBW: acqua corporea totale
TOBEC: conduttività elettrica totale corporea
TOTAL AND REGIONAL AT: tessuto adiposo
TOTAL BODY CA,N,C,Na,Cl: calcio,azoto,carbonio,sodio,cloro,corporei
40K COUNTING: misurazione radiazione gamma dell'isotopo naturale
ULTRASOUND: ultrasuoni
% FAT:    percentuale di grasso
 
LE COMPONENTI CORPOREE NEL DETTAGLIO

  • FAT o FM (Fat Mass)
    La FM rappresenta la massa lipidica (trigliceridi) totale del corpo. Il compartimento del grasso corporeo, anidro, non contiene potassio ed ha una densità relativamente costante di 0.9 kg/L. E' determinata in kg e nell'uomo di riferimento costituisce circa il 15 % del peso corporeo.
  • FFM o Massa Magra
    La FFM (Fat-free Mass) rappresenta la massa ottenuta sottraendo dal peso il valore della FM. Essa rappresenta circa l'85% del peso corporeo, anatomicamente costituita da muscoli scheletrici (circa 40%), muscoli non scheletrici, tessuti magri e organi (circa il 35%), scheletro (circa il 10%).
    Chimicamente, la FFM risulta composta di proteine (PM, 19 - 20%), acqua (TBW, 73%) minerali (MM, 6%) e glicogeno (Gn, 1%) e la sua densità è 1.1 kg / L. Essa ha un contenuto di potassio pari a 68.1 mEq/Kg nei maschi mentre nelle femmine è circa il 10% in meno. Un attento e continuo controllo della FFM, permette di mirare alla conservazione dei costituenti essenziali per lo stato di salute dell'organismo, quali: proteine, acqua, glicogeno, minerale osseo. Conoscere quale componente del peso corporeo e della FFM si modifica in funzione della malattia, o della terapia, è essenziale ai fini della buona gestione clinica del paziente.
  • TBW
    L'acqua corporea totale (TBW) rappresenta il 60-62 % del peso, nell'uomo di riferimento, e il 56-58% nella donna di riferimento. Essa è la componente principale della FFM. In condizioni fisiologiche la percentuale sulla FFM può oscillare dal 67.4% al 77.5% in funzione dell'età e dello stato nutrizionale. In condizioni patologiche, i valori percentuale possono oscillare al di fuori del range sopra indicato, segnalando disidratazione (stress fisico-ambientale) o all'opposto sovra-idratazione (edema, malattie infettive e malnutrizione calorico-proteica, ad esempio).
  • ICW - ECW
    Il 60% circa dell'acqua totale è ripartita nello spazio intracellulare (ICW o Intra Cellular Water) e il restante 40% è extracellulare (ECW o Extra Cellular Water). L'ICW, essendo il costituente principale della cellula, è anche un indicatore della massa metabolicamente attiva dell'organismo (BCM). Le sue modificazioni intervengono nella regolazione del metabolismo cellulare e delle funzioni corporee. Con l'età si potrebbe assistere ad una fisiologica contrazione dello spazio intracellulare e a una reciproca espansione di quello extracellulare, significanti una ridotta attività metabolica. La contrazione di ICW al di fuori del range fisiologico è spesso riconducibile a uno stato di sofferenza cellulare, determinato da fattori osmotici o da squilibri elettrolitici in genere; mentre l'espansione di ICW può essere dovuta a un difetto di attività delle pompe ioniche di membrana come nella malnutrizione primitiva e nella cirrosi pre-ascitica. L'ECW comprende l'acqua interstiziale (14% del peso corporeo ), plasmatica (4%), linfatica (1%) e transcellulare (1%). I liquidi pleurico, pericardico e peritoneale fanno parte dell'acqua transcellulare e la loro espansione è legata all'evoluzione di alcune condizioni cliniche. Studi recenti hanno inoltre dimostrato che l'espansione dell'ECW si associa spesso a livelli elevati di FAT%.
  • BCM e ICM
    BCM, o body cell mass, costituisce la massa metabolicamente attiva. In realtà è una componente "teoretica" della FFM, essendo un insieme di ICW, di minerali intracellulari ed extracellulari che vengono scambiati a livello di membrana (Potassio, Sodio, Cloro..), e di macronutrienti (protidi, lipidi e glicidi). E' la frazione della FFM (60%) che svolge il lavoro cellulare e, quindi, consuma ossigeno e produce CO2; mentre la frazione ICM (40%) viene considerata la massa inerte della FFM, con un costo metabolico nullo. In essa rientrano l'ECW e i minerali di struttura.
    E' difficile associare, a tali definizioni, specifiche componenti anatomiche o tissutali: si pensi al fatto che lo stesso tessuto adiposo ha, in condizioni fisiologiche, un'attività metabolica significatica, pari al 4% del metabolismo basale.

IMPEDENZIOMETRIA
È una metodica non invasiva che consente di analizzare la composizione corporea in pochi secondi grazie alla rilevazione dell'impedenza, ovvero della "resistenza" opposta dall'organismo al passaggio di una corrente elettrica alternata di bassa frequenza. La corrente viene veicolata da elettrodi in gel posti sulla mano e sul piede.
Una corrente elettrica sinusoidale, applicata agli organismi viventi, evidenzia due strutture biologiche di differente comportamento fisico:
  • i fluidi intra/extra cellulari (ICW-ECW) che si comportano come conduttori resistivi;
  • le membrane cellulari che si comportano come conduttori reattivi.
I tessuti magri sono altamente conduttivi per l'alto contenuto in acqua ed elettroliti e oppongono una limitata resistenza alla corrente elettrica alternata. La membrana cellulare, caratterizzata da un doppio strato fosfolipidico non conduttivo, posto tra due strati di molecole proteiche conduttive, rende le cellule elementi reattivi che si comportano come condensatori quando ad esse viene applicata una corrente elettrica. La sperimentazione sull'uomo ha evidenziato la scarsa significatività del parametro reattanza e soprattutto il suo incerto significato biologico e clinico (Consensus Conference on BIA, NIH 1994). Impedenza ed angolo di fase sono gli unici parametri che definiscono il comportamento del corpo umano al passaggio della corrente, e ciò avviene con ottima riproducibilità nelle più svariate condizioni fisiopatologiche. Impedenza ed angolo di fase quindi rappresentano parametri universali applicabili all'uomo indipendentemente dalla configurazione topologica del soggetto in esame.
La compliance del paziente appare elevata grazie al plus tecnologico dell'indagine e alla completezza dei referti. L'impedenziometria si differenzia dalla tecnica plicometrica per la rapidità dell'indagine e per la possibilità di valutare l'acqua corporea altrimenti non indagabile. Le analisi plicometriche risultano elettive per la stima della densità corporea e della massa grassa; mentre quelle impedenziometriche per la stima dell'acqua corporea e della masssa magra: due componenti che si completano vicendevolmente.

Giornata Cute e Capelli


Giornata Cute e Capelli
La cute secca dei capelli (asteatosi) è un problema molto diffuso che sorge soprattutto nei periodi autunnali e invernali, quando l’aria solitamente è più secca. Fonte di fastidiosi inestetismi, come la forfora, la cute secca è causata dallo scarso contenuto idrolipidico della pelle, che costituisce anche una possibile causa della stessa forfora, dei capelli secchi e del prurito alla testa. Al variare del rapporto di prevalenza fra carenza di acqua (idro) e carenza di grassi (lipidi) abbiamo tre distinti problemi del cuoio capelluto.
Analizziamoli a seguire.
CUTE SECCA DISIDRATATA
Prevale la carenza idrica (disidrosi) e si verifica quando le ghiandole sudoripare non funzionano correttamente impedendo un sufficiente afflusso d’acqua sulla cute dei capelli. L’acqua infatti assolve alle seguenti funzioni:
  1. protegge dal calore eccessivo attraverso la termoregolazione della superficie del cuoio capelluto;
  2. idrata la cute dei capelli impedendo l’asteatosi;
  3. favorisce la distribuzione del sebo su cute e capelli;
  4. difende il cuoio capelluto dagli agenti ambientali e batterici esterni (sole, inquinamento, batteri, ecc.).
CUTE SECCA ALIPIDICA
Prevale il deficit di grassi (lipidi) e si verifica quando le ghiandole sebacee non producono una quantità sufficiente di sebo, creando la condizione opposta della seborrea. Il sebo, oltre a impedire alla cute di diventare secca e rugosa, è fondamentale perché:
  1. agisce come una pellicola protettiva sulla cute dei capelli;
  2. impermeabilizza e lubrifica il fusto del capello.
CUTE SECCA DISIDRATATA E ALIPIDICA
Unisce i deficit sopra descritti producendo asteatosi, ovvero la cute si secca a causa della doppia carenza di acqua e sebo allo stesso tempo.

Cause cute secca
L’asteatosi può essere causata da cause interne e/o esterne:FATTORI INTERNI (DISFUNZIONI ORGANICHE):
  1. disfunzioni delle ghiandole sudoripare. L’acqua prodotta (sudore) è insufficiente e la cute dei capelli diventa secca, arida;
  2. disfunzioni delle ghiandole sebacee. La secrezione di sebo è insufficiente e causa cute secca e rugosa;
  3. autointossicazione. Disidratazione cutanea per eccesso di eliminazione dei sali minerali a livello cellulare;
  4. avitaminosi. Insufficiente assunzione di vitamina A.
FATTORI ESTERNI:
  1. fattori ambientali. Ambienti troppo freddi riducono drasticamente la sudorazione della cute causando disidratazione;
  2. fasi igieniche troppo essiccanti. L’uso di shampoo alcalini e molto sgrassanti può provocare l’impoverimento di grassi sulla cute e dare origine all’asteatosi;
  3. lozioni per capelli troppo alcoliche. Gli alcoli non dovrebbero mai essere usati, se non con grande prudenza, a causa degli effetti essiccanti e disidratanti che hanno sulla cute;
  4. abuso di sostanze alcalino-riducenti-ossidanti. Queste sostanze sono composte da cheratoliti, cioè prodotti che disgregano la cheratina rendendola friabile, fragile e disidratata;
  5. phon con aria troppo calda. Il calore troppo secco e intenso disidrata la cheratina e la rende debole e friabile; in particolare questo fenomeno si verifica quando i capelli e la cute passano troppo in fretta da una fase in cui sono bagnati a una fase in cui sono asciutti e surriscaldati.
Cute secca e forfora secca
Quando la cute secca si verifica in combinazione con la produzione di forfora assistiamo alla formazione di squame secche, fini e biancastre, sovente accompagnate da prurito alla testa, ma senza un vero e proprio dolore alla cute dei capelli e tantomeno rischi di dermatite seborroica. La secchezza della cute, inoltre, favorisce la produzione di forfora per via dell’accelerazione del ricambio cellulare che si verifica sul cuoio capelluto. Le cellule muoiono prima, si compattano in agglomerati e divengono forfora.
In più, in alcuni casi, l’assenza del mantello acido-idro-lipidico impedisce alla cute secca l’attività autosterilizzante che una cute sana di solito garantisce. Quando questo difetto si combina con la produzione di forfora viene a crearsi un habitat favorevole alla proliferazione dei microrganismi patogeni che sviluppano le infezioni.
Cute secca e capelli secchi sono per molti un problema estetico perché la secchezza conferisce alla capigliatura il cosiddetto “effetto paglia”. Agenti irritanti (cloro e acqua marina), trattamenti eccessivamente aggressivi (tinte e decolorazioni), utilizzo di prodotti per capelli inadeguati: queste sono alcune delle cause che portano ad avere i capelli aridi e secchi.Inoltre quando ai capelli secchi si accompagna anche la cute secca, è possibile che le ghiandole sebacee non producano la giusta quantità di sebo, necessario per dare la corretta lubrificazione ai capelli. Oppure è probabile che le ghiandole sudoripare non funzionano come dovrebbero e pertanto non danno il giusto apporto di acqua alla cute. Talvolta queste due cause possono essere combinate tra loro.
I rimedi per la cute secca
Ci si può prendere cura della cute dei capelli secca con trattamenti tricologici basati su sostanze rigeneranti, idratanti e nutrienti. Pertanto dei trattamenti per capelli formulati correttamente dovranno avere queste caratteristiche:
  • apportare dall’esterno grassi e acqua in quantità appropriata a nutrire la cute;
  • utilizzare grassi idrofili e di origine naturale per assicurare il giusto nutrimento della cute;
  • supportare il trattamento locale con un buon massaggio del cuoio capelluto che ha la funzione di:
    1. disperdere le stagnazioni di tossine che induriscono la cute e comprimono i capillari sanguigni;
    2. produrre la vasodilatazione dei capillari favorendo l’apporto di sostanze nutritive (anabolismo);
    3. stimolare la secrezione sebacea o, in altri termini, la produzione di sebo essenziale per combattere la cute secca dei capelli.

Giornata dell' Occhio


Giornata dell' Occhio
Le strutture e le funzioni degli occhi sono complesse. Ciascun occhio regola costantemente la quantità di luce che vi penetra all’interno, focalizza gli oggetti vicini e lontani e crea immagini continue che vengono istantaneamente trasmesse al cervello.
L’orbita è una cavità ossea che contiene il bulbo oculare, i muscoli, i nervi e i vasi sanguigni, nonché le strutture che secernono e drenano le lacrime. Ciascun’orbita, di forma piramidale, è composta da diverse ossa.

Struttura interna dell’occhio

Il rivestimento esterno del bulbo oculare è costituito da una membrana biancastra, piuttosto resistente, detta sclera (o bianco dell’occhio).
In prossimità della porzione anteriore dell’occhio, nell’area protetta dalle palpebre, la sclera è ricoperta da una sottile membrana trasparente (congiuntiva) che raggiunge il bordo della cornea. e riveste anche la superficie interna umida delle palpebre e dei bulbi oculari.
La luce entra nell’occhio attraverso la cornea, la membrana trasparente convessa davanti all’iride e alla pupilla. La cornea ha una funzione protettiva per la parte anteriore dell’occhio e contribuisce alla messa a fuoco dei raggi luminosi che colpiscono la retina, posta nel fondo oculare.
Dopo aver attraversato la cornea, i raggi luminosi attraversano la pupilla (il punto nero al centro dell’occhio).
L’iride, l’area colorata circolare dell’occhio che circonda la pupilla, controlla la quantità di luce che entra nell’occhio. Quando l’ambiente è buio, l’iride lascia penetrare più luce nell’occhio (allargando o dilatando la pupilla) e al contrario, quando l’ambiente è luminoso, ne lascia penetrare meno (contraendo o costringendo la pupilla). La pupilla si dilata e si costringe come l’apertura dell’obiettivo di una fotocamera in base al cambiamento della quantità di luce nell’ambiente circostante. Le dimensioni della pupilla sono regolate dall’azione del muscolo sfintere della pupilla e del muscolo dilatatore.
Dietro l’iride si trova il cristallino. Cambiando la sua forma, il cristallino focalizza i raggi luminosi sulla retina. Attraverso l’azione di piccoli muscoli (detti muscoli ciliari), il cristallino si fa più spesso per mettere a fuoco gli oggetti vicini e più sottile per gli oggetti lontani.
La retina contiene le cellule sensibili alla luce (fotorecettori) e i vasi sanguigni che le nutrono. La parte più sensibile della retina è una piccola area detta macula, ricca di milioni di fotorecettori fittamente concentrati (il tipo detto coni). L’elevata densità dei coni nella macula rende le immagini dettagliate, proprio come succede con le fotocamere digitali: più megapixel hanno, più è alta la risoluzione.
Panoramica sugli occhi
Ciascun fotorecettore è collegato a una fibra nervosa. Le fibre nervose dei fotorecettori si riuniscono in fasci che costituiscono il nervo ottico. Il disco ottico, la porzione anteriore del nervo ottico, è localizzato nel fondo dell’occhio.
I fotorecettori retinici traducono l’immagine in impulsi elettrici che vengono trasmessi al cervello attraverso il nervo ottico. Esistono principalmente due tipi principali di fotorecettori: coni e bastoncelli.
I coni sono responsabili della percezione visiva centrale accurata e dei colori e sono concentrati soprattutto nella macula.
I bastoncelli sono responsabili della visione periferica (laterale) e notturna. I bastoncelli sono più numerosi dei coni e molto più sensibili alla luce, ma non registrano i colori né contribuiscono alla visione centrale dettagliata come fanno i coni. I bastoncelli sono raggruppati principalmente nelle aree periferiche della retina.
Il bulbo oculare è suddiviso in due parti, ciascuna piena di liquido. La pressione generata da questi liquidi riempie il bulbo oculare e aiuta a mantenerne la forma.
La parte anteriore (segmento anteriore) si estende dall’interno della cornea alla superficie anteriore del cristallino e contiene un liquido definito umor acqueo che nutre le strutture al suo interno. Il segmento anteriore è suddiviso in due camere. La camera anteriore si estende dalla cornea all’iride. La camera posteriore si estende dall’iride al cristallino. Normalmente, l’umor acqueo è prodotto nella camera posteriore, fluisce lentamente attraverso la pupilla nella camera anteriore e poi viene drenato fuori dal bulbo oculare attraverso le vie di deflusso poste dove l’iride incontra la cornea.
La parte posteriore (segmento posteriore) si estende dalla superficie posteriore del cristallino fino alla retina e contiene una sostanza gelatinosa definita umor vitreo.

Giornata della postura e mobilità Cervicale


Giornata della postura e mobilità Cervicale
Il tratto cervicale è la parte più mobile della colonna vertebrale e per certi aspetti anche la più delicata. Oltre a sostenere, stabilizzare e rendere mobile il cranio, infatti, protegge le strutture che passano attraverso di esso, come il midollo spinale, le radici nervose e l'arteria vertebrale. Basti pensare che serie lesioni di questo tratto comportano tetraplegia (paralisi dei quattro arti) e, se la lesione avviene a livello di C1-C2, la morte dell'individuo.La colonna cervicale presenta una curvatura di circa 36° a convessità anteriore - detta lordosi - che varia in relazione alle modificazioni delle altre curve rachidee ed in genere si fa più marcata nelle persone anziane.
Il rachide cervicale è costituito da sette vertebre, distinguibili - sulla base di alcune peculiarità anatomiche - in una regione superiore (C1-C2) ed in una inferiore (C3-C7); per questo motivo il primo tratto della colonna vertebrale viene didatticamente suddiviso in rachide cervicale superiore e rachide cervicale inferiore.
Rachide cervicale superiore: atlante ed epistrofeo
Le prime due vertebre cervicali, l'atlante e l'epistrofeo, sono molto diverse dalle altre vertebre della colonna. L'atlante è un anello osseo consistente di un arco anteriore, di un arco posteriore e di due masse laterali (è privo di corpo vertebrale e di processo spinoso). Ciascuno di questi due massicci ossei presenta una faccetta articolare superiore ed una inferiore, che si articolano rispettivamente con i condili occipitali e con l'epistrofeo. Quest'ultimo è costituito da un corpo vertebrale e da un processo spinoso bifido come le vertebre sottostanti, dalle quali si differenza per la grossa apofisi ossea che si diparte dalla parte anteriore del suo corpo vertebrale (odontoide, processo odontoideo o dente dell'epistrofeo); questo segmento osseo, che altro non è che il residuo del corpo dell'atlante, si articola con l'arco anteriore dell'atlante stesso, costituendo l'asse attorno al quale C1 può girare nei movimenti di rotazione della testa.
L'atlante deve il suo nome all'omonimo personaggio mitologico che si riteneva portasse sulle spalle il peso del Mondo, così come la vertebra fa con il "globo" del capo.
L'articolazione atlanto occipitale consente moderati movimenti di flessione laterale, 10 gradi di flessione e 25 di estensione; pochi gradi nelle stesse direzioni sono consentiti anche dai rapporti articolari tra C1 e C2. D'altra parte, però, atlante ed epistrofeo forniscono il principale apporto alla rotazione della colonna cervicale, che sostengono per 45° in entrambe le direzioni.
Tra C1 e C2 non è interposto il disco intervertebrale e l'eccessivo movimento è limitato dai legamenti e dalla capsula articolare.
La mobilità della colonna cervicale superiore è fondamentale per mantenere il corretto allineamento degli organi di senso situati nella testa (vista e udito).
I muscoli che partecipano al movimento del segmento superiore del rachide cervicale sono illustrati nella seguente tabella.
Muscoli Regione anteriore Muscoli Regione posteriore
Muscoli sovra e sotto-iodei, retti anteriori ed il muscolo lungo del collo. Piccoli ed grandi retti del capo, obliqui superiore ed inferiori e retto laterale.
Rachide cervicale inferiore
Il rachide cervicale inferiore è costituito dalle rimanenti 5 vertebre (C3-C7), che presentano un maggior grado di similitudine per forma e funzioni. Le peculiarità anatomiche che le caratterizzano:
corpo vertebrale di dimensioni ridotte rispetto alle vertebre sottostanti;
processi spinosi bifidi (biforcuti) da C3 a C6;
presenza in C7 (vertebra prominente) di un processo spinoso particolarmente lungo, facilmente palpabile all'esame clinico in molti individui (vedi figura);
presenza di apofisi unciniformi, site nella parte laterale superiore ed inferiore dei corpi vertebrali, che si articolano tra loro a formare le articolazioni uno-vertebrali (o di Luschka) mediante due faccette cartilaginee.
Rispetto al tratto cervicale superiore, questa regione della colonna è specializzata non più nella rotazione, ma nella flessione anteriore, posteriore (estensione) e laterale. Quest'ultima è affidata soprattutto al tratto superiore (C3-C4 e C4-C5), mentre la flessione - pari a circa 10 gradi per segmento - è massima a livello di C4-C5 e C5-C6.
Muscoli Regione anteriore    Muscoli Regione posteriore
Muscolo lungo del collo, piccolo retto anteriore, retto laterale del capo; più lateralmente gli scaleni e lo sternocleidomastoideo. Muscoli intrinseci (profondi): trasversario spinoso o multifido, intertrasversario ed epispinoso; al di sopra lo splenio, semispinale del capo e del collo, trasversario del collo, angolare della scapola, lungo dorsale; Muscoli superficiali: trapezio.

Giornata degli squilibri posturali


Giornata degli squilibri posturali
SINTOMI CHE POSSONO INDIRIZZARE VERSO UNA DIAGNOSI DI SQUILIBRIO POSTURALE
SEGNI LOCALI
Il primo segno, soprattutto a livello della colonna vertebrale, in particolare del collo che è la sua parte più mobile, è la riduzione del movimento: un giorno ti accorgi, per esempio, che per girare la testa da una parte devi muovere anche le spalle e che non ti è più facile come prima, fare certe manovre in auto.
Poi segue il dolore locale, prima solo al movimento o sotto sforzo, poi sotto la pressione delle dita e infine anche spontaneamente.
Fino a questa fase, che può durare mesi o anni, non ci sono alterazioni anatomiche evidenti e la correzione posturale riporta abbastanza rapidamente tutto nella norma.
Se non si prendono provvedimenti segue la fase delle alterazioni anatomiche che possono essere ossee, come l'artrosi, o articolari, ad esempio lesioni meniscali o ernie del disco.
L'artrosi è la crescita abnorme delle ossa sottoposte alla trazione continua di muscoli ipertonici (l'osso sottoposto a trazione cresce, sottoposto a pressione si ritira): quindi è data, in pratica, dalla progressiva ossificazione delle inserzioni ossee dei muscoli che, a livello vertebrale finiscono per collegare con ponti ossei le varie vertebre.
L'ernia del disco è lo scoppio del cuscinetto intervertebrale che serve per permettere la mobilità tra le vertebre e per ammortizzare gli urti. Tale scoppio (che viene definito "espulsione del nucleo polposo") è dovuto allo schiacciamento del disco tra due vertebre troppo ravvicinate tra loro: è come l'espulsione di un nocciolo di ciliegia spremuto tra due dita. Il problema grosso è dato non tanto dallo scoppio del cuscinetto, ma dal fatto che la parte che viene espulsa va spesso ad incastrarsi nello spazio tra le vertebre in cui passano i nervi, e ciò causa gravi dolori, o disturbi del movimento, per compressione dei tronchi nervosi.
Dal momento in cui inizia l'alterazione anatomica, il dolore, locale o quello irradiato, cioè quello che si espande verso gli arti a seguito della compressione dei tronchi nervosi, diventa costante, la riduzione del movimento si accentua sempre più, e compaiono segni di lesione neurologica che possono diventare invalidanti.
In questa fase le terapie, talvolta chirurgiche, tendono a dare sollievo al dolore e a ripristinare la funzione, anche se non riescono quasi mai a raggiungere la normalità e la piena efficienza.
L'ultima fase è la saldatura completa di segmenti ossei tra loro, cosa che si verifica spesso a livello delle vertebre lombari: si ha il blocco totale funzionale e l'anarchia anatomica, nel caso della saldatura di vertebre tra loro possono esserci gravi danni neurologici. Purtroppo in questa fase non ci sono terapie efficaci, e si usano farmaci e terapie fisiche per ridurre i sintomi.
Per ricapitolare abbiamo 4 fasi:
1) riduzione del movimento
2) dolore e riduzione funzionale
3) deformazione anatomica
4) blocco funzionale totale con scomparsa della anatomia
SEGNI GENERALI O A DISTANZA
Spesso il sintomo locale può esser solo una piccola limitazione della escursione del movimento articolare, come quella che ci fa sentire un poco di dolore alla spalla quando ci pettiniamo e con la mano cerchiamo di raggiungere la nuca, e non pensiamo che molti disturbi di cui soffriamo possano essere collegati a quel piccolo, insignificante dolorino.
Disturbi che con la spalla, ovviamente, non hanno niente a che fare e che vanno dalle alterazioni del sonno ai dolori mestruali e che possono alternarsi col passar del tempo, interessando di volta in volta l'organo o la funzione più carente energeticamente.
SEGNI A LIVELLO CRANICO
denti non allineati
mandibola in dentro/in fuori
schiocchi/rumori ad aprire e chiudere la bocca
bocca che si apre verso destra/sinistra
cefalea/emicrania
vertigini
dolori trigeminali dolore/pressione ai bulbi oculari
diplopia (vedere doppio)
prurito al condotto uditivo
riduzione dell'udito
acufeni (rumori negli orecchi)
SEGNI A LIVELLO VERTEBRALE
torcicollo cervicalgia
brachialgia dorsalgia
lombalgia sciatalgia
parestesie arti
problemi di deambulazione
SEGNI A LIVELLO ARTICOLARE
dolori articolari
facilità alle lesioni articolari
tardiva guarigione distorsioni/lussazioni
dolori ai piedi
calli/duroni
ginocchia vare (in dentro) ginocchia valghe (in fuori)
alluce valgo
dita a martello
SEGNI GENERALI
dolori mestruali
irregolarità cicli mestruali
affaticabilità
aritmia cardiaca
astenia
depressione

Giornata dell' Orecchio


Giornata dell' Orecchio
L’orecchio è il principale organo del sistema uditivo umano, ma è anche il “centro” del senso dell’equilibrio.
Sotto il profilo anatomico, esso si compone di diverse parti, alcune esterne, e quindi visibili, altre interne.
Nello specifico:
l’orecchio esterno è costituito da:
  • padiglione auricolare (l’orecchio in quanto tale, fatto di cartilagine ricoperta di tessuto cutaneo, ad eccezione della parte carnosa del lobo);
  • canale uditivo esterno (il “tubicino” che collega il padiglione alla parte interna dell’orecchio);
  • membrana timpanica o timpano, che divide il canale uditivo esterno dall’orecchio medio.
L’orecchio medio, ovvero la parte mediana di questo delicato organo, consta di:
  • tre ossicini che si chiamano martello, incudine e staffa. Ad essi si deve la trasmissione del suono all’orecchio interno;
  • tromba di Eustachio, un piccolo canale che collega l’orecchio medio con la parte posteriore del naso. La sua funzione è quella di equilibrare la pressione di questa porzione mediana dell’organo dell’udito, una condizione a sua volta necessaria per la propagazione delle onde sonore. La tromba di Eustachio è rivestita di muco, sostanza fisiologica di protezione che è simile alle secrezioni prodotte dal naso.
L’orecchio interno, infine, è costituito da:
  • coclea, al cui interno si situano i nervi uditivi deputati alla trasmissione del suono;
  • vestibolo e canali semicircolari, che racchiudono i recettori dell’equilibrio.
Una volta capito com’è fatto il nostro orecchio, o meglio, le nostre orecchie, dato che si tratta di un organo “doppio” perfettamente bilanciato e simmetrico, proviamo a capire come funziona.
Tutto ha inizio dal padiglione auricolare, che funge da vera e propria “parabola” in grado di raccogliere le onde sonore provenienti dall’ambiente esterno. Esse poi “viaggiano” attraverso il canale uditivo esterno e colpiscono il timpano, che vibra, e trasmette tali vibrazioni ai tre ossicini dell’orecchio medio (martello, incudine e staffa). Essi a loro volta amplificano il suono e inviano le onde sonore all’orecchio interno, in particolare alla coclea. Qui, come abbiamo visto, si trovano i nervi uditivi, i quali convertono gli input sonori in input elettrici in modo che giungano al cervello dove, finalmente, vengono “tradotti” in suoni.
LE PRINCIPALI MALATTIE DELL’ORECCHIO
Anche un orecchio in partenza perfettamente sano è soggetto a malattie di vario tipo. La principale minaccia alla sua integrità è rappresentata dai germi patogeni, che possono provocare otiti e altre infezioni più o meno gravi. Ma dal momento che le orecchie non servono solo per sentire, ma come abbiamo visto sono anche il principale organo dell’equilibrio, alcune specifiche patologie possono danneggiare questo importantissimo “senso”.

Vediamo di fare un piccolo elenco delle principali patologie che potrebbero interessare le nostre orecchie nel corso della vita:
  1. Infezioni dell’orecchio (otiti): causate da batteri o virus, le otiti possono essere più o meno problematiche a seconda che si limitino a colpire l’orecchio esterno, o quello medio e interno. Ne sono particolarmente soggetti i bambini. I sintomiprincipali dell’otite sono: continue secrezioni purulente maleodoranti (otorrea) che possono essere di colore giallo, verdastro o striate di sangue (a seconda dell’egente infettivo che ha prodotto la malattia e della zona interessata), dolore, arrossamento e infiammazione. Talvolta anche abbassamento dell’udito (ipoacusia) e febbre. Le otiti vengono in genere curate con gli antibiotici se all’origine c’è un’infezione batterica, ma il medicinale può essere somministrato localmente o per via orale. Se non ci sono complicazioni l’otite si risolve nel giro di una settimana.
  2. Foruncoli: si tratta di veri e propri brufoletti pieni di pus infetto che possono comparire in qualunque punto del canale uditivo esterno o interno, soprattutto su cute danneggiata (ad esempio ferita o abrasa dall’uso di strumenti impropri per rimuovere il cerume dall’orecchio). I sintomi principali sono dolore e prurito. Un foruncolo infiammato può facilmente rompersi, e in tal caso il pus in esso contenuto fuoriesce. Questo tipo di mini ascesso non è grave, e di solito si riassorbe da solo, tuttavia se il dolore non dovesse passare, e anzi i sintomi dell’infiammazione accentuarsi, può essere necessario rivolgersi ad un otorino per effettuare un drenaggio del fluido purulento. Talvolta è indispensabile anche una cura antibiotica.
  3. Otite estiva (otite esterna acuta): questa infiammazione si verifica facilmente in estate, e spesso è conseguenza di un accumulo di acqua nel condotto uditivo che non riesce ad essere eliminata. Ecco perché colpisce soprattutto chi faccia le vacanze al mare o frequenti le piscine. I sintomi di questa specifica otite non infettiva sono: arrossamento del canale uditivo accompagnato da prurito e dall’emissione di secrezioni chiare prive di odore. Altri possibili sintomi sono febbre e ingrossamento dei linfonodi. La cura dell’otite estiva consiste nell’assunzione di farmaci antinfiammatori e nell’applicazione eventuale di medicamenti locali pe ripristinare le condizioni di equilibrio dell’orecchio. Può anche essere utile una manovra, operata da parte dell’otorino, per far defluire i liquidi accumulati.
  4. Sindrome di Ménière: malattia che interessa la parte interna dell’orecchio, in particolare il dotto endolinfatico o labirinto, canale semicircolare in cui non solo sono presenti i nervi auricolari che processano le onde sonore per trasformarle in input elettrici da mandare al cervello, ma che è responsabile del senso dell’equilibrio. I sintomi di questa sgradevole patologia, simile alla labirintite (infiammazione del labirinto, che però è in genere causata da agenti patogeni e guarisce senza lasciare traccia), sono variegati e possono differire da soggetto a soggetto. Segnaliamo: vertigini, sudore freddo, palpitazioni e tachicardia, senso di stordimento, nausea, acufene (“fischio” o ronzio all’orecchio), talvolta udito disturbato o ridotto. Purtroppo per la sindrome di Ménière non esiste una cura risolutiva perché non se ne conoscono le cause precise. Si possono tenere sotto controllo i sintomi con farmaci anticolinergici e una dieta appropriata. Agopuntura e tecniche di rilassamento anti stress sembrano risultare efficaci per molte persone.
  5. Acufene: si tratta del classico ronzio, fischio o trillo che si sente come proveniente dall’interno del proprio orecchio, che non dipende da suoni esterni, e che in alcuni casi si può manifestare in modo tanto frequente da risultare insopportabile. Le cause di questo curioso disturbo auditivo sono svariate, dalla sindrome di Ménière appena vista allo stress, fino all’artrosi cervicale. L’acufene può presentarsi immancabilmente ogni giorno per mesi e poi risolversi spontaneamente, non ci sono cure. Ma se perdura, è importante comunque sottoporsi ad una visita dall’otorino per verificare le condizioni di salute del proprio orecchio.
  6. Neurite vestibolare: si tratta di un’infezione dell’orecchio interno di origine virale. I sintomisono: vertigini e stordimento, talvolta nausea e vomito, parziale abbassamento dell’udito, dolore, e un generale senso di malessere simile a quello dell’influenza. In rari casi nistagmo (movimento involontario dell’occhio). La neurite vestibolare va subito curata con i farmaci adeguati prescritti dal medico, non appena si manifestano i sintomi e fino a regressione degli stessi.
  7. Colesteatoma: questa malattia otologica è caratterizzata da un’abnorme produzione di cellule epiteliali all’interno dell’orecchio medio, a sua volta causata da un’infezione cronica, tipicamente un’otite media mal curata con perforazione del timpano. Tra i sintomi di questa seria patologia dell’orecchio ci sono otorrea, dolore, abbassamento dell’udito (ipoacusia) progressivo, persino, nei casi più gravi, paralisi del nervo facciale. Il colesteatoma si cura con gli antibiotici solo quando sia in forma blanda o presa al suo inizio. Diversamente la soluzione è rappresentata dalla rimozione chirurgica dei tessuti in eccesso.
  8. Presbiacusia: è l’abbassamento graduale, progressivo e inevitabile dell’udito che si verifica in molti soggetti anziani, soprattutto dopo i 65 anni. Dal momento che la causa è l’invecchiamento, non è possibile impedire il processo, tuttavia si può supplire alla perdita uditiva ricorrendo alle protesi rimovibili (i classici apparecchi acustici), o ossei permanenti. I sintomi possono interessare entrambe le orecchie o solo uno, e in genere si caratterizzano dal fatto che i primi suoni a “scomparire” sono quelli più alti e acuti, come certe voci femminili o infantili, il canto degli uccelli, il trillo del telefono ecc
LA SORDITÀ
A differenza della presbiacusia, che come spiegato altro non è che la perdita dell’udito nell’anziano, in qualche modo un fenomeno fisiologico, la sordità – congenita o acquisita – si può verificare in qualunque momento della vita in modo anche drammatico. La prima distinzione da fare è quella tra ipoacusia e sordità vera e propria, che si determina misurando i decibel che il soggetto è in grado di percepire attraverso un esame audiometrico. Nel caso di ipoacusia, infatti, è possibile sentire alcuni suoni, ovvero quelli che si situano tra i 20 e i 90 decibel. Una persona che è in grado di percepire solo suoni oltre i 90 decibel viene considerata sorda.
Tuttavia, la sordità profonda non permette di percepire nessun tipo di suono, per quanto forte possa essere. Come anticipato, questa condizione cosi altamente invalidante, può presentarsi alla nascita, oppure essere conseguenza di traumi o malattie dell’orecchio, e quindi un’ulteriore distinzione va fatta anche in questo caso.
Se la sordità è congenita o si sviluppa entro i primi 18 mesi di vita del bambino, viene definita prelinguale, diversamente – se si manifesta dopo che il soggetto ha già appreso il linguaggio – postlinguale. Il sordomutismo è appunto una forma di sordità prelinguale. La sordità può infine colpire entrambe le orecchie, o solo una. Tra le principali cause di sordità congenita e acquisita troviamo: malformazioni del canale uditivo, malattie infettive contratte dalla madre nei primi mesi di gravidanza (rosolia, citomegalovirus, toxoplasmosi), meningite, sifilide, malattia di Lyme, traumi con perforazione del timpano, infezioni acute o croniche, esposizione a suoni troppo forti assunzione di farmaci ototossici ecc.
Si cura la sordità? Dipende.
Se all’origine c’è un danno dei nervi uditivi non è possibile fare nulla. In altri casi il posizionamento di impianti cocleari nel bambino o nell’adulto o la correzione chirurgica di malformazioni congenite permette un recupero se non di tutta la facoltà uditiva, almeno di una sua parte. Importantissima la prevenzione, sia durante la gravidanza, proteggendosi dalle infezioni più pericolose anche con l’opportuna vaccinazione, che nel corso della vita, evitando di trascurare i sintomi di “banali” otiti che potrebbero trasformarsi in una minaccia all’integrità delle orecchie.
L’OTOPLASTICA
Tra i difetti che possono interessare le orecchie, non ci sono solo quelli patologici o funzionali. Un esempio? Le tipiche “orecchie a sventola” che per tantissimi uomini e donne adulti, e prima ancora bambini, hanno rappresentato un vero incubo, fonte di imbarazzo e bersaglio di velenose prese in giro. Questa caratteristica conformazione del padiglione auricolare che si presenta piuttosto “staccato” dalla testa, anziché ben aderente ai lati del viso, è spesso vissuto come un grave handicap estetico, ancor di più se le orecchie sono belle grandi o hanno una forma irregolare. Per questa ragione la chirurgia plastica fin dai suoi esordi si è dedicata a cercare il modo di correggere il difetto.
Oggi l’otoplastica è considerato un intervento tra i meno invasivi, sicuro, e senza dubbio di ottima efficacia. Consiste nel rimodellamento del padiglione e nel riposizionamento (previo “scollamento” con rimozione eventuale di una piccola fetta di cute) della cartilagine in modo che una volta cicatrizzata risulti più aderente alla testa. Questo intervento si può effettuare anche sui bambini purché abbiano compiuto almeno i 6 anni di età, sotto anestesia locale ed eventuale sedazione, e non lascia cicatrici, perché i tagli vengono effettuati dietro il padiglione stesso, e i punti sono interni.
Il consiglio però quello di riflettere bene sull’opportunità o meno di sottoporsi a questo, come a qualunque altro intervento di chirurgia plastica che abbia delle conseguenze sui propri “connotati”. Talvolta basta attendere qualche anno per imparare a convivere pacificamente anche con i propri difetti più ingombranti...
GENETICA DEI LOBI
Sapevate che l’intera umanità si divide in due macro tipi in base alla genetica dei lobi? Ebbene sì.
Se li osservate, vi accorgerete che voi e il vostro miglior amico, o voi e la vostra partner, potreste avere questa, come differenza principale. Nulla a che vedere con orecchini o piercing, ma proprio con la forma. Le orecchie umane differiscono da un soggetto all’altro in mille, piccoli particolari, ma non esistono molte tipologie di lobi, e questo grazie ad uno specifico gene, chiamato allele.Ricordate le leggi di Mendel sui geni dominanti e recessivi? Ha proprio a che fare con quella teoria. A noi profani della genetica ci basta sapere che per allele si intende un tipo di gene che può presentarsi in forme diverse nella specie umana, e nel caso dei lobi delle orecchie, le opzioni sono due. Quali? Osservate le orecchie dei vostri amici, vicini, conoscenti o di perfetti sconosciuti. Scoprirete che, appunto, i lobi possono essere solo di due tipi:
  • Attaccati ai lati del viso (allele recessivo)
  • Liberi (allele dominante).
Nel primo caso avremo un lobo piccolo con poco spazio per gli orecchini, nel secondo un lobo più carnoso che può anche “pendere” dal padiglione o presentarsi sporgente verso l’esterno.

Giornata del Diabete


Giornata del Diabete
Cos'è il diabete mellito? Cause e sintomi comuni...
Comprendere le basi del diabete è il primo passo per avere il controllo sulla propria salute. In questa sezione esaminiamo quali sono le cause di questa malattia, alcuni dei sintomi più comuni, i vantaggi di una vita sana e che cosa fare non appena viene diagnosticata.
  • Cos'è il diabete mellito
  • Cause e fattori di rischio del diabete mellito
  • Sintomi del diabete
  • Come si controlla il diabete
  • Il ruolo dell'insulina
IL DIABETE
Cos'è il diabete mellitoIl ‘Diabete Mellito’ è una malattia cronica che si manifesta quando il nostro organismo non riesce più a produrre una quantità sufficiente di insulina. L’insulina è un ormone prodotto dalle cellule Beta del pancreas che interviene nel metabolismo dei carboidrati (detti anche zuccheri o glucidi), in particolare è coinvolta nell’assorbimento del glucosio (uno degli zuccheri più importanti del nostro organismo) dalla circolazione sanguigna alle cellule del nostro corpo, che lo utilizza come fonte di energia.
In tutte le forme di Diabete Mellito l’insulina è carente o non svolge correttamente la sua funzione, facendo aumentare i livelli (concentrazione) di glucosio nel sangue, generando una condizione di iperglicemia (aumento del glucosio nel sangue). Ecco perché la diagnosi del Diabete mellito si effettua, in prima battuta misurando la glicemia (concentrazione di glucosio nel sangue)
Esistono diversi tipi di diabete, la forma più comune è il Diabete Mellito di Tipo 2 (DMT2) e si riscontra generalmente nella persona adulta; meno frequente è il Diabete Mellito di Tipo 1(DMT1), che può manifestarsi sin dall’età pediatrica.
Se trascurati i livelli elevati di glucosio nel sangue (iperglicemia) possono provocare danni a molti tessuti del corpo, portando allo sviluppo di complicanze invalidanti che, se progrediscono nel tempo, possono essere anche rischiose per la vita.
Cause e fattori di rischio del diabete mellito
Si calcola che in Italia siano circa 4 milioni le persone affette da diabete, mentre circa 2 milioni di persone, pur non avendo il diabete conclamato, mostrano difficoltà a mantenere la glicemia sotto controllo a digiuno o dopo il pasto. In particolare, si parla di:
▪ alterata glicemia a digiuno (impaired fasting glucose IFG) quando i valori della glicemia a digiuno sono tra 100 e 125 mg/dL;
▪ ridotta tolleranza al glucosio (impared glucose tollerance IGT) quando i valori della glicemia, due ore dopo carico orale di glucosio, sono tra 140 e 199 mg/dL.
Il test OGTT (curva da carico di glucosio) viene normalmente richiesto dal medico quando, con alterata glicemia a digiuno senza diagnosi conclamata di diabete mellito, il paziente presenta una o più delle seguenti condizioni che sono associate a un aumentato rischio di sviluppare la malattia:
  • ipertensione arteriosa
  • soprappeso - obesità
  • alterato valore dei lipidi nel sangue (colesterolo HDL <35 mg/dL e/o trigliceridi > 250 mg/dL)
  • fumatore
  • malattie cardiovascolari
  • parente di primo grado con diabete di tipo 2
  • elevata adiposità viscero addominale
Sintomi del diabete
I principali sintomi del diabete, che possono indurre il sospetto di diagnosi della malattia, sono l’aumento della frequenza di minzione (poliuria) e il conseguente aumento della necessità di introdurre liquidi (sete intensa o polidipsia) per compensarne le perdite dovute alla poliuria, fame costante, carenza di energia e stanchezza, intorpidimento delle estremità (mani e piedi), vista offuscata.
In presenza di questi sintomi della malattia, la diagnosi di diabete è confermata se, anche in una sola occasione, la misurazione di glicemia effettuata in un momento casuale della giornata è ≥ 200 mg/dL (indipendentemente dall’assunzione di cibo).
In assenza dei tipici sintomi della malattia, la diagnosi di diabete è confermata se, in almeno due diverse occasioni, riscontriamo questi valori di misurazione:
  • glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dL
  • glicemia ≥ 200 mg/dL due ore dopo carico orale di glucosio (eseguito con 75g) 
  • emoglobina glicata ≥ 48 mmol/mol (6,5%)
Come si controlla il diabete
Il team diabetologico è un valido supporto, ma è la persona con diabete che deve decidere ogni giorno cosa fare per meglio controllare la propria malattia.
Il diabete mellito si controlla prima di tutto migliorando le proprie abitudini di vita, meno sedentarietà e più attività fisica, possibilmente tutti i giorni e con l’alimentazione che deve essere equilibrata.
Un ulteriore aiuto può venire dai farmaci: diversi tipi di compresse e, in particolare, l’insulina. Nel Diabete Mellito Tipo 1, e in alcuni casi di Diabete Mellito Tipo 2, solo assumendo insulina per via sottocutanea tramite penna o microinfusore, la persona con diabete può raggiungere e mantenere un perfetto controllo glicemico.
Anche la terapia delle complicanze nel diabete si basa sullo stesso principio: raggiungere e mantenere un buon controllo glicemico, a cui si può aggiungere, se necessario, anche il controllo della pressione arteriosa e degli altri fattori di rischio.
Il ruolo dell'insulina
L’insulina è la ‘chiave’ che apre al glucosio la porta per entrare nelle cellule. Normalmente il pancreas produce una quantità d’insulina sufficiente a trasportare il glucosio nelle cellule e, in questo modo, a mantenere la concentrazione di glucosio nel sangue all’interno di un intervallo di valori adeguato (normalmente fra gli 70-100 mg/dL a digiuno, fino a 140 mg/dL dopo un pasto).
In alcuni casi, il Diabete Tipo 2 può essere causato dal sovrappeso o dall’obesità. In questi casi l’insulina è meno efficace perché, la maggior parte delle cellule sono resistenti alla sua azione, pertanto il pancreas deve fornirne quantità sempre maggiori, finché non riesce più a produrne, causando così l’insorgenza del diabete.
Se il diabete è associato a pressione alta (ipertensione), eccesso di colesterolo “cattivo” (LDL) e scarsità di colesterolo ‘buono’ (HDL), si parla di Sindrome Metabolica.

Giornata del Cuore


Giornata del Cuore
IL RISCHIO CARDIOVASCOLARE
Le malattie cardiovascolari sono multifattoriali, ossia associate a più fattori di rischio, che possono essere distinti in modificabili e non modificabili.
FATTORI DI RISCHIO MODIFICABILI
Questi fattori possono essere depotenziati attraverso variazioni nello stile di vita o con l’assunzione di farmaci.
I fattori di rischio modificabili sono:
  • pressione arteriosa: l’ipertensione costringe il cuore ad un lavoro eccessivo, mettendolo in tal modo a rischio di scompenso cardiaco congestizio. Inoltre, a causa delle sollecitazioni idrauliche che innesca, danneggia la parete delle arterie, esponendole al pericolo di aterosclerosi (irrigidimento della parete con deposizione di placche ateromatose) e di formazione di aneurismi;
  • fumo di sigaretta: il fumo di sigaretta è il fattore più impattante dopo l’età sulla patologia cardiovascolare. Causa accelerazione del battito cardiaco (tachicardia) e favorisce la deposizione delle placche ateromatose che possono occludere le arterie e determinare un aumentato rischio di ipertensione, ischemia (riduzione dell’irrorazione sanguigna e quindi insufficiente ossigenazione dei tessuti) e di formazione di aneurismi (sfiancamenti della parete arteriosa la cui rottura accidentale provoca emorragie interne potenzialmente letali);
  • diabete: se scompensato (ossia se la glicemia non viene adeguatamente controllata attraverso la somministrazione di insulina), il diabete può favorire l’aterosclerosi. Quando la concentrazione di glucosio nel sangue è in eccesso, questo zucchero tende a depositarsi in tutti i tessuti del corpo, causando danni multisistemici, fra cui patologie renali (nefropatia diabetica), oculari (retinopatia diabetica), cerebrali (l’insorgenza dell’Alzheimer è in maniera indiretta messa in relazione con la permanenza di elevati livelli di glicemia) e cardiovascolari, sia a carico della micro-circolazione (microangiopatia) che della macro-circolazione;
  • colesterolemia: quando la concentrazione di colesterolo supera i livelli considerati nella norma questo lipide può depositarsi lungo la parete arteriosa e formare le placche ateromatose, che ostacolano il passaggio del sangue e possono, direttamente o attraverso il rilascio di trombi, determinare fenomeni di ischemia;
  • peso: sia l’incremento ponderale che l’adiposità viscerale (la cosiddetta “pancetta”) sono fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e per il diabete di tipo 2 (quello non insulino-dipendente, che insorge in età adulta). I risultati degli studi scientifici evidenziano come la presenza di grasso addominale rappresenti un rischio anche se il peso della persona è compreso nei limiti della norma per età e statura: in sostanza, la pancetta è pericolosa anche nei magri.
FATTORI DI RISCHIO NON MODIFICABILI
  • età: è il principale fattore non modificabile. Il rischio cardiovascolare aumenta con l’età perché, con il trascorrere del tempo, i sistemi di regolazione metabolica si indeboliscono e progressivamente perdono la capacità di mantenere l’omeostasi. Inoltre, l’equilibrio della coagulazione del sangue va incontro ad alterazione: gli stimoli alla formazione di coaguli prevalgono sugli stimoli trombolitici, favorendo lo sviluppo di trombi, che occludono i vasi sanguigni e causano ischemia nei tessuti;
  • genere: la prevalenza della malattia cardiovascolare è inferiore nella donna in età fertile rispetto all’uomo, grazie all’attività protettiva svolta dagli estrogeni. Ma, dopo la menopausa, il rischio fra i due sessi si eguaglia e, dopo i 75 anni, la situazione si inverte. In tutte le fasce di età, tuttavia, la mortalità femminile per accidenti cardio-cerebro-vascolari è maggiore nelle donne. Questo fenomeno potrebbe essere spiegato dal fatto che, nelle donne, l’infarto è preceduto da una sintomatologia meno classica rispetto a quella che si manifesta negli uomini. Un aspetto che renderebbe più difficile il riconoscimento della gravità della circostanza e che ritarderebbe l’intervento diagnostico e terapeutico. Un secondo fattore è rappresentato dal numero di complicanze post-evento, che nelle donne è superiore. Inoltre, la convinzione (diffusa ma smentita dai fatti) che la malattia coronarica non sia una patologia femminile, ritarda la diagnosi;
  • familiarità: avere in famiglia parenti che hanno avuto episodi cardiovascolari aumenta il rischio di averne a propria volta. Il perfezionamento delle metodiche di analisi del DNA ha permesso di effettuare studi di genomica utili ad identificare specifici geni coinvolti nella genesi delle cardiopatie e a determinare, grazie al supporto dell’epigenetica, in quali pazienti si possano raggiungere risultati positivi con la somministrazione di determinati farmaci. Questo è il substrato su cui germoglia la medicina personalizzata. L’ipercolesterolemia familiare è una delle più diffuse malattie ereditarie del metabolismo: provoca un aumento della concentrazione del colesterolo LDL (quello che siamo abituati a identificare come colesterolo cattivo), fenomeno responsabile dell’aumento del rischio di malattia coronarica in età precoce.
LA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE
Fortunatamente sappiamo che il rischio cardiovascolare è reversibile e che recuperare uno stile di vita più sano permette di ridurre sia il numero che la gravità di eventi patologici. Dalla metà degli anni ’70 in poi il numero di morti per le malattie di cuore e apparato circolatorio è diminuito, soprattutto grazie all’adozione di comportamenti alimentari che hanno portato ad un maggiore controllo dell’ipertensione e della colesterolemia totale (la sommatoria di colesterolemia HDL e LDL).
I farmaci hanno un ruolo imprescindibile nel proteggere dagli accidenti cardio-cerebro-vascolari, ma devono essere prescritti da specialisti qualificati e assunti in ossequio alle indicazioni dei medici. Il monitoraggio dei pazienti acquisisce ancora maggiore importanza nei casi di cronicità, perché il paziente possa ricevere il trattamento più opportuno data la sua patologia e perché sia garantita anche la sostenibilità economica delle cure.
I farmaci usati per la patologia cardiovascolare sono:
  • antiaggreganti: prevengono la formazione degli aggregati di piastrine che formano il coagulo (trombo); sono efficaci nella prevenzione delle trombosi e delle embolie arteriose. Uno degli esponenti più noti di questa categoria è l’acido acetilsalicilico. Gli antiaggreganti di nuova generazione hanno maggiore efficacia rispetto a quelli tradizionali e garantiscono la possibilità di interrompere la loro azione in caso di emorragia. Uno degli effetti collaterali più temibili delle categorie di medicinali che impediscono la formazione di trombi o portano al loro scioglimento è proprio il sanguinamento, che può causare emorragie potenzialmente fatali. Pertanto, avere a disposizione medicinali con effetto reversibili, costituisce un grande vantaggio;
  • anticoagulanti: interferiscono con i fattori della coagulazione del sangue riducendo il rischio di formazione dei trombi; a questa categoria appartengono l’eparina e il warfarin. Di recente sono stati sviluppati anticoagulanti di nuova generazione, i NAOs (nuovi anticoagulanti orali: dabigatran, rivaroxaban, apixaban): il valore aggiunto di queste molecole consiste nel fatto di non dover ricercare la dose giusta adatta ad ogni singolo paziente (come accade per i farmaci tradizionali). Tuttavia, la loro funzione non è ancora stata ben delineata e possono comportare effetti collaterali a lunga durata d’azione. Inoltre, il loro costo è ancora molto elevato. Si tratta dunque di farmaci la cui prescrizione deve rispettare scrupolosamente i vincoli previsti;
  • fibrinolitici: sono molecole usate in caso di ischemia cerebrale o infarto miocardico in corso, allo scopo di ostacolare l’emostasi che porta alla formazione del coagulo. Fra i fibrinolitici più impiegati in terapia, la streptochinasi e l’urochinasi
  • antianginosi: sono indicati nei casi di angina pectoris, una patologia caratterizzata dallo spasmo doloroso delle coronarie; il più noto medicinale antianginoso è la trinitrina;
  • antiipertensivi: vengono somministrati allo scopo di normalizzare la pressione arteriosa. Possono appartenere a numerose categorie: diuretici, beta-bloccanti, calcio-antagonisti, ACE-inibitori, farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina (il meccanismo che regola, a livello renale, la pressione arteriosa, attraverso la modulazione del riassorbimento di acqua nei tubuli; i medicinali più usati a questo scopo sono i cosiddetti sartani, farmaci generalmente associati a buona aderenza terapeutica), simpaticolitici (si tratta di medicinali che agiscono sui recettori che regolano la pressione arteriosa; i più diffusi sono la clonidina, il metoprololo, il propranololo), vasodilatatori, calcio-antagonisti (verapamile, diltiazem);
  • cardiostimolanti: sono sostanze che stimolano la funzionalità cardiaca;
  • ipolipemizzanti: riducono la concentrazione di colesterolo e/o trigliceridi nel sangue. I più importanti e usati sono le statine (popolari farmaci, fra i più venduti al mondo, che inibiscono la sintesi del colesterolo endogeno) e i fibrati (riducono i livelli di trigliceridi nel sangue).
Molto può fare anche l’educazione della popolazione, sin dall’età scolastica, riguardo la necessità di alimentarsi in maniera bilanciata e leggera, di effettuare attività fisica, rinunciare al fumo e all’alcol e mantenere controllato il peso.
Le malattie cardiovascolari possono essere prevenute in primo luogo conoscendo i fattori di rischio.
In base alla propria esposizione ad essi, è possibile adottare comportamenti e abitudini virtuose mirate al contenimento del rischio:
Rinuncia al fumo da sigaretta: i fumatori sono soggetti ad un rischio doppio di ictus e cinque volte superiore rispetto alla popolazione normale di avere problemi cardiaci.
Adozione di sane abitudini alimentari: una dieta che privilegia il pesce in luogo della carne (riducendo il consumo di salumi, che oltretutto contengono quantità elevate di sale), i vegetali (che dovrebbero essere consumati in ragione di almeno 5 portate al giorno globalmente) e limita l’apporto di sale da cucina e di cibi di origine animale (come uova e formaggi) contribuisce a contrastare il rischio cardiovascolare. In particolare, i vegetali ricchi di potassio, come le banane, sembrano proteggere efficacemente la salute di cuore e arterie. Scelte alimentari corrette favoriscono il mantenimento del peso forma. Numerosi e autorevoli studi dimostrano che l’incidenza dell’ipertensione è doppia nelle persone sovrappeso rispetto alla popolazione normopeso. Anche il consumo di alcol è associato all’aumento della pressione arteriosa, indipendentemente dall’età e da altri fattori di rischio più o meno presenti. I limiti previsti, in un’ottica di protezione del cuore e delle arterie, sono pari a 20-30 g al giorno per gli uomini e 10-20 per le donne. Queste ultime dispongono di sistemi di neutralizzazione dell’alcol etilico a livello epatico geneticamente meno efficienti dei maschi. È importante anche ricordare che l’assunzione di bevande alcoliche fuori pasto, anche se in quantità minime, produce effetti di incremento della pressione arteriosa.
Attività fisica: mantenere il corpo in esercizio assicura l’equilibrio della circolazione sanguigna e tiene in esercizio il cuore. A questo scopo è sufficiente camminare 30 minuti al giorno a passo spedito (per 5 giorni alla settimana) e sfruttare tutte le occasioni che si presentano per fare movimento: abbandonare la macchina scegliendo di camminare (quando la lunghezza del percorso lo permette), preferire le scale all’ascensore e alle scale mobili. Il movimento irrobustisce la parete delle arterie, riduce i livelli di colesterolo LDL, la pressione arteriosa e lo stress ossidativo (l’insieme di reazioni che conduce all’accumulo nelle cellule di sostanze nocive che non possono essere eliminate dai meccanismi di detossificazione naturali).Strutture Sanitarie che effettuano la Visita CardiologicaLA CONSAPEVOLEZZA SUI FATTORI DI RISCHIO CARDIOVASCOLARI
I medici impegnati nella diagnosi e nella cura della patologia cardiovascolare non hanno dubbi: prevenzione e diagnosi precoce sono gli obiettivi che occorre perseguire. Individuare una malattia che colpisce il cuore o il sistema circolatorio può salvare la vita o impedire che la sua qualità degeneri. Nel confronto fra la popolazione sana e il sottogruppo di persone colpite da un accidente cardio-cerebro-vascolare emerge in maniera chiara che queste ultime hanno una riduzione dell’aspettativa vita pari a circa 7 anni.La malattia cardiovascolare può non dare alcun segno di sé, specialmente in un periodo storico come quello in cui ci troviamo a vivere, in cui i ritmi sono dettati da agende frenetiche e non c’è tempo né volontà di dedicarsi al proprio benessere in maniera piena. I sondaggi condotti presso la popolazione italiana la dicono lunga sul tasso di inconsapevolezza riguardo la propria salute, se è vero che il 50% delle persone affette da fattori di rischio per patologie di cuore e circolazione non sa di esserlo.
Essere sensibilizzati a ricorrere al consiglio del medico sia per lo stile di vita che per gli approfondimenti diagnostici che per la malattia.
ASCOLTA IL TUO CUORE
I progetti dedicati al miglioramento della consapevolezza sul rischio cardiovascolare sono uno degli strumenti migliori per attirare l’attenzione della cittadinanza sui comportamenti scorretti che possono avere gravi conseguenze sulla salute.
IPERTENSIONE: IL SILENT KILLER
L’espressione con la quale è universalmente nota l’ipertensione è quella di silent killer: non si manifesta con una sintomatologia proporzionata alla sua pericolosità e, quando si palesa, lo fa secondo modalità che distraggono dal vero problema.Per questo è opportuno tenere controllata la pressione arteriosa, in particolare quando già si è soggetti ad altri fattori di rischio cardiovascolare.
La diffusione dell’ipertensione nella popolazione ci deve spingere a curare con più attenzione il nostro stile di vita, a ridurre il contenuto di sale da cucina della nostra dieta.

Giornata E.C.G


Giornata E.C.G
L'attività cardiaca è un fenomeno meccanico (il cuore funziona sostanzialmente come una pompa) alla base del quale vi sono eventi biochimici ed elettrici. Questi ultimi possono essere rilevati all'esterno mediante particolari strumenti chiamati elettrocardiografi.
L'elettrocardiogramma (ECG) è quindi la rappresentazione grafica su carta quadrettata dell'attività elettrica del cuore.
Schematicamente, sul tracciato elettrocardiografico sono rappresentate tre onde positive (dirette verso l'alto rispetto alla linea di base, definita isoelettrica) e due onde negative (dirette invece verso il basso). Il tracciato inizia con un'onda positiva (onda P, che corrisponde all'attivazione degli atri); seguono una breve linea orizzontale e quindi una sequenza di tre onde (Q, R, e S, che corrispondono alla contrazione ventricolare); infine, è presente una ultima onda (onda T), che insieme al tratto S-T corrisponde alla ripolarizzazione delle cellule miocardiche dopo l'avvenuta contrazione.
L'interpretazione delle variazioni delle caratteristiche di queste onde fornisce importanti informazioni sullo stato di salute del cuore.
COME SI ESEGUE UN ECG
Per eseguire l'elettrocardiogramma basale, o standard, il paziente, a riposo, viene fatto sdraiare su un lettino. Si applicano gli elettrodi (4 agli arti - braccio sinistro, braccio destro, gamba sinistra e gamba destra, e 6 al torace); gli elettrodi sono collegati all' apparecchio di registrazione, l'elettrocardiografo, che rappresenta graficamente su carta quadrettata l'attività elettrica del cuore. L'esame si esegue in pochi minuti, non comporta alcun rischio ed è indolore. Nel corso di una visita cardiologica, di norma viene eseguito anche l'ECG.
L'IMPORTANZA DELL'ECG A RIPOSO
L'elettrocardiogramma costituisce l'indagine strumentale di base della diagnostica cardiologica. Grazie alle informazioni che fornisce, consente di valutare:
- la frequenza cardiaca;
- la presenza di eventuali disturbi o irregolarità del ritmo cardiaco;
- la presenza di ingrandimenti del cuore in toto o in alcune sue parti;
- la presenza di squilibri elettrolitici;
- in alcuni casi la presenza di un precedente ischemico (es. infarto miocardico).
infarto miocardico acuto in atto fatto salvo quanto accennato a proposito dell'infarto non-Q, ingrandimenti del cuore), ma difficilmente predice il futuro (un ECG di base normale non fornisce alcuna garanzia rispetto al possibile verificarsi di un evento coronario acuto anche a breve distanza di tempo).
Le patologie cardiache nelle quali l'ECG basale riveste un ruolo diagnostico fondamentale sono la cardiopatia ischemica nelle sue varie forme cliniche, le aritmie, i disturbi di conduzione. Se integrato nel contesto clinico, può essere importante anche per la diagnosi delle malattie delle valvole cardiache, nella valutazione dello scompenso cardiaco e dell'ipertensione arteriosa.
L'ECG consente di rilevare disturbi dell'irrorazione sanguigna del cuore che comportano alterazioni della fase di ripolarizzazione delle cellule miocardiche. In condizioni di ischemia (ridotto afflusso di sangue) del miocardio il tratto S-T può apparire alterato (sopra o sottoslivellato rispetto alla linea di base). In caso di infarto del miocardio esteso a tutto lo spessore della parete cardiaca, l'ECG presenta delle anomalie caratteristiche: nella fase acuta della malattia sono presenti le "onde di lesione" (slivellamenti del tratto ST), mentre nella fase post-acuta possono comparire le "onde di necrosi", espressione dell'avvenuta morte di una porzione di cellule miocardiche. L'ECG, unitamente al dosaggio nel sangue degli enzimi provenienti dalle cellule cardiache colpite dall'insulto ischemico, è l'esame fondamentale per la diagnosi di infarto del miocardio.
Dall'analisi del tracciato elettrocardiografico si possono inoltre acquisire informazioni riguardo alla presenza e alla morfologia di eventuali battiti prematuri (extrasistoli), o di alterazioni più complesse del ritmo cardiaco. Anche i disturbi della conduzione dell'impulso cardiaco danno luogo a precise alterazioni dell'ECG; dalla morfologia dell'onda elettrica è possibile rilevare alterazioni della diffusione dello stimolo localizzate in una o più delle branche nelle quali il tessuto di conduzione si dirama a livello dei ventricoli.
LIMITI DELL'ECG
L'ECG basale ha una durata di pochi secondi: quindi, può non essere sufficiente per la diagnosi di patologie le cui manifestazioni cliniche sono costituite da una sintomatologia che si presenta solo a tratti (per esempio, le palpitazioni). In assenza del sintomo, l'esame può evidenziare una situazione di normalità anche in presenza di una patologia cardiaca: in questi casi, è importante per la diagnosi la registrazione dell'ECG durante la manifestazione del sintomo, ma questo evidentemente non sempre è possibile. Esiste anche la possibilità di registrare l'ECG per 24 o più ore, mediante un esame chiamato Elettrocardiogramma dinamico delle 24 ore secondo Holter.
Inoltre, l'ECG non è in grado di evidenziare quelle patologie cardiache (ad esempio, l'angina da sforzo) che si manifestano durante sforzo fisico, e che non sono rilevabili in condizioni di riposo; in questi casi, può essere utile l'ECG da sforzo.

Polisonnografia


Polisonnografia
La polisonnografia è un test diagnostico a cui si sottopongono gli individui con disturbi del sonno.
Durante la notte, mentre il paziente dorme, una particolare strumentazione rileva e registra alcuni parametri fisiologici fondamentali, come l'attività cerebrale, la respirazione, i livelli di ossigeno ecc.
PolisonnografiaIn base a come tali parametri evolvono durante la nottata, un medico specializzato in malattie del sonno è in grado di stabilire il disturbo di cui soffre l'individuo sotto esame.
La polisonnografia si svolge in un centro ospedaliero o direttamente a casa del paziente.
I rischi del test sono minimi e la preparazione all'esame è estremamente semplice, in quanto non richiede alcune speciale precauzione.
Il sonno e le sue fasi
Prima di descrivere la polisonnografia, è opportuno fare un breve richiamo in merito alle principali caratteristiche del sonno. Quando ci si addormenta, avviene una transitoria perdita di coscienza, si riducono alcune funzioni biologiche e se ne potenziano altre. Per esempio, mentre la produzione di ormoni corticoidi si riduce, aumenta quella dei fattori di crescita.
Il sonno è caratterizzato da due fasi principali, che si susseguono l'una all'altra per diverse volte (4-5 cicli di circa 90 minuti ciascuno):
Fase NON-REM, o sonno ortodosso
Fase REM, o sonno paradosso
Solo la corretta alternanza tra queste due fasi garantisce un riposo ristoratore.
LA FASE NON-REM
È contraddistinta da 4 stadi, durante i quali il sonno si fa via via più profondo. I primi due stadi sono, rispettivamente, l'addormentamento e il sonno leggero. Al terzo stadio, inizia la fase di sonno profondo, che raggiunge il suo culmine al quarto stadio. È in quest'ultimo momento che l'organismo si rigenera.
A ogni nuovo ciclo, la fase NON-REM dura sempre meno, lasciando maggiore spazio alla fase REM.
LA FASE REM
Durante questa fase, chi dorme compie bruschi movimenti degli occhi. Il termine REM, infatti, è l'acronimo inglese di Rapid Eye Movement, cioè proprio "rapido movimento oculare".
La fase REM è una fase "agitata", in cui aumentano il battito cardiaco e la frequenza respiratoria e si sogna. Tuttavia, è una fase caratterizzata anche da uno stato, indotto da ormoni, di paralisi e rilassamento dei muscoli (in greco paralisi deriva da παράλυσις = parálysis, che significa appunto "allentamento, rilassamento")
Cos'è la polisonnografia?
La polisonnografia è un test diagnostico che registra l'andamento e le variazioni di alcuni parametri fisiologici durante le fasi REM e NON-REM, nei soggetti con sospetti disturbi del sonno..
Polisonnografia elettrodi
Figura: polisonnografia. Ecco dove vengono applicati alcuni sensori del polisonnigrafo.
Lo strumento utilizzato per la registrazione di tali parametri è un apparecchio computerizzato, chiamato polisonnigrafo; questo strumento viene collegato all'individuo sotto esame, tramite dei sensori cutanei, situati all'estremità di diversi cavi.
QUALI SONO I PARAMETRI REGISTRATI?
I parametri fisiologici registrati dal polisonnigrafo durante il sonno notturno sono: le onde cerebrali (cioè l'attività del cervello), i livelli di ossigeno, il battito cardiaco, la respirazione, i movimenti oculari e i movimenti degli arti (sia superiori che inferiori).
Quando si esegue
La polisonnografia è indicata quando un individuo soffre di un qualche disturbo del sonno.
Infatti, i parametri registrati dal polisonnigrafo consentono di stabilire le anomalie delle fasi REM e NON-REM e cosa ne altera la corretta alternanza.
In base ai risultati del test, un medico specialista delle malattie del sonno è in grado di valutare la natura del disturbo notturno e pianificare la terapia più opportuna.
DISTURBI DEL SONNO PER I QUALI È INDICATA LA POLISONNOGRAFIA
La polisonnografia viene svolta quando il medico, in base a un esame obiettivo preliminare, sospetta che il paziente soffra di:
Sindrome delle apnee notturne. Nota anche come sindrome da apnea ostruttiva notturna, provoca, durante il sonno, delle interruzioni temporanee della respirazione.
Disturbi del movimento correlati al sonno. L'individuo affetto da tali problemi è protagonista di movimenti involontari, solitamente con gli arti inferiori (è assai raro che vengano mosse le braccia o le mani). Due esempi tipici di disturbi del movimento correlati al sonno sono: la sindrome della gambe senza riposo (RLS) e i movimenti periodici degli arti inferiori.
Narcolessia. È una malattia neurologica che causa ripetuti attacchi di sonno e una continua sensazione di sonnolenza diurna. Chi ne soffre, si addormenta più volte nell'arco dell'intera giornata, anche quando è occupato in attività coinvolgenti.
Disturbi del comportamento durante la fase REM. Soffrono di tali disturbi le persone che "vivono" fisicamente i propri sogni, con gesti di gambe o braccia, imprecazioni, agitazione ecc.
Disturbi del comportamento durante la fase NON-REM (o disturbi comportamentali notturni della fase NON-REM). Appartiene a questa categoria una serie di diversi problemi, come per esempio il sonnambulismo e il risveglio confusionale.
Insonnia cronica. È l'incapacità di dare continuità al sonno notturno. Certe persone ne sono affette in modo cronico.
Rischi
La polisonnografia è un test indolore e per nulla invasivo.
Gli unici problemi che potrebbero insorgere sono legati alle irritazioni cutanee provocate dall'applicazione sulla pelle dei sensori del polisonnigrafo.
Preparazione
La polisonnografia richiede una preparazione molto semplice, a cui è facile attenersi.
A poche ore dall'esame (quindi a partire dal pomeriggio), infatti, è sufficiente non assumere alcolici e cibi o bevande contenenti caffeina.
Per quale motivo?
Perché gli alcolici e la caffeina possono disturbare il sonno notturno, alterando i risultati della polisonnografia.
Tappe Salienti della Procedura
Collegamento alla strumentazione da parte di personale sanitario.
Come anticipato, il collegamento al polisonnigrafo avviene tramite dei sensori cutanei, posti all'estremità di diversi cavi. I cavi sono lunghi abbastanza da permettere al paziente qualsiasi movimento notturno.
I sensori vengono applicati sul cuoio capelluto, sulle tempie, sul torace e sulle gambe, per mezzo di un adesivo o un collante.
Il sensore per la misurazione dei livelli d'ossigeno rappresenta un'eccezione, rispetto agli altri: è, infatti, una sorta di clip da applicare in genere al dito indice.
Parametri misurati
Ricapitolando, i parametri misurati o monitorati durante la polisonnografia sono: le onde cerebrali (che descrivono l'attività del cervello), i movimenti oculari, il battito cardiaco, la respirazione, i livelli d'ossigeno nel sangue e i movimenti degli arti (sia inferiori che superiori).
Durata della registrazione
La registrazione comincia quando il paziente si addormenta e termina quando il paziente si sveglia. In genere, in assenza di intoppi, dura tutta la notte.
DOPO LA PROCEDURA
Al risveglio, la registrazione viene interrotta, lo strumento e i sensori vengono scollegati e il paziente può riportare il polisonnigrafo in Farmacia.
I risultati dell'esame verranno rilasciati dal medico del centro ospedaliero, in cui è avvenuta la polisonnografia, soltanto qualche giorno più tardi. La loro interpretazione, infatti, richiede diverso tempo.
Risultati
disturbi del sonnoI risultati dell'esame vengono analizzati, prima, da un tecnico del personale, poi, da un medico specializzato in malattie del sonno. Solo ad analisi conclusa, ne verranno discussi gli esiti con il paziente e verrà pianificata la terapia.
INTERPRETAZIONE DEI PARAMETRI ANALIZZATI
Di seguito, è riportata una breve descrizione di cosa vogliono dire (o possono voler dire) determinati parametri, registrati durante una polisonnografia.
Onde cerebrali e movimenti oculari. Malattie come la narcolessia e i disturbi del comportamento durante la fase REM interferiscono con l'attività cerebrale e/o con i movimenti oculari (N.B: la sigla REM sta per Rapid Eye Movement).
Battito cardiaco, respirazione e cambiamenti dei livelli d'ossigeno. Questi tre parametri subiscono delle forti variazioni quando è in corso la cosiddetta sindrome delle apnee notturne.
Movimenti degli arti, in particolare delle gambe. Una loro presenza potrebbe voler significare che il paziente soffre di un qualche disturbo del movimento correlato al sonno, come per esempio la sindrome delle gambe senza riposo (RLS) e i cosiddetti movimenti periodici degli arti inferiori.
Movimenti e comportamenti inusuali durante il sonno. Gesti e modi di agire inusuali durante il sonno sono il possibile segno di un disturbo del comportamento durante la fase REM o NON-REM.
I dati che emergono dalla polisonnografia servono a confermare i sospetti di partenza del medico e permettono di stabilire il trattamento terapeutico più adeguato.

Welfare Aziendale


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Come si svolgono le giornate di Screening


Come si svolgono le giornate di Screening
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Grazie alle tecnologie di diagnostica di prevenzione,  innovative e professionali, utilizzate da personale sanitario, qualificato e certificato, ci possiamo avvalere per tutti i servizi da noi offerti, di refertazioni Medico Specialistiche, avvalendoci della partnership con con una delle più grandi piattaforme di refertazione, validate in Italia " Life Care Italia "
Le refertazioni Specialistiche, per le giornate di screening, verranno effettuate entro max 3gg lavorativi, gli E.C.G. entro le 2 ore, gli Holter Cardiaci e Pressori entro le 24 ore dall'invio del referto.
Tutti i referti verranno inviati e scaricati dalla piattaforma Life Care Italia, come da norma relativa al nuovo GDPR
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Le giornate di Screening, vengono prenotate ( dopo contatto telefonico ) online.
La giornata base è di 8 ore lavorative e nella giornata si possono avere due servizi ben distinti ( al mattino un servizio e nel pomeriggio un secondo servizio ) simultaneamente solo se gli spazi risultano adeguati ( 10mq con lettino dove richiesto ).
I tempi per i vari servizi, variano dai 10 minuti a paziente a 30 minuti a paziente.
Dopo la prenotazione, verranno inviati alla Farmacia/Ambulatorio/Comune/Terme ecc. tutti i materiali in formato elettronico ( Locandina, Brocure, form appuntamenti ecc ) o in formato cartaceo, previo contributo spese.
Le fatturazioni, verranno effettuate a 30gg.


SERVIZI CARDIOLOGICI


SERVIZI CARDIOLOGICI
I Servizi Cardiologici, offerti da CHESED riguardano:

1) E.C.G. 
( In Comodato d'uso GRATUITO per 12 mesi, si pagano solo i referti )

2) HOLTER CARDIACO .
( In Comodato d'uso GRATUITO per 12 mesi, si pagano solo i referti )

3) HOLTER PRESSORIO
( In Comodato d'uso GRATUITO per 12 mesi, si pagano solo i referti )

4) Sola refertazione di tutti e tre gli esami per i possessori degli strumenti.

E.C.G.


E.C.G.
L'elettrocardiogramma, o ECG, è un esame diagnostico, che prevede l'utilizzo di uno strumento capace di registrare e riportare graficamente il ritmo e l'attività elettrica del cuore.
Lo strumento per l'elettrocardiogramma è l'elettrocardiografo.
L'elettrocardiogramma permette di rilevare diverse condizioni cardiache, tra cui le aritmie, un infarto del miocardio, un'anomalia dell'atrio o del ventricolo cardiaco, una sofferenza coronarica ecc.
Inoltre, consente di valutare il funzionamento di un pacemaker o di un defibrillatore cardioverter impiantabile, in tutti quei soggetti che sono portatori di dispositivi per la normalizzazione del ritmo cardiaco.
Esistono tre tipologie di elettrocardiogramma: l'ECG a riposo, l'ECG dinamico secondo Holter e l'ECG da sforzo.
I cardiologi riescono a capire qual è lo stato di salute del cuore e il suo funzionamento dall'aspetto del tracciato elettrocardiografico.
Elettrocardiogramma
Cos'è l'elettrocardiogramma?
L'elettrocardiogramma, o ECG, è un test diagnostico, di tipo strumentale, che registra e riporta graficamente il ritmo e l'attività elettrica del cuore.
Lo strumento usato per l'elettrocardiogramma è chiamato elettrocardiografo.
Il medico a cui spetta, di solito, l'interpretazione di un tracciato elettrocardiografico è un cardiologo, ossia un medico specializzato in cardiologia.
BREVE RICHIAMO ANATOMICO E FUNZIONALE DEL CUORE
Il cuore è un organo impari, suddivisibile in quattro cavità (l'atrio destro, l'atrio sinistro, il ventricolo destro e il ventricolo sinistro) e composto da un tessuto muscolare davvero molto particolare: il miocardio.
La particolarità del miocardio risiede nella capacità di generare e condurre da sé gli impulsi nervosi per la contrazione degli atri e dei ventricoli.
La sorgente di questi impulsi, che sono equiparabili a dei segnali di tipo elettrico, risiede a livello dell'atrio destro e prende il nome di nodo seno atriale.
Il nodo seno atriale ha il compito di scandire la giusta frequenza di contrazione dell'organo cardiaco (la cosiddetta frequenza cardiaca), in maniera tale da garantire un ritmo cardiaco normale.
Il normale ritmo cardiaco è detto anche ritmo sinusale
Usi
L'elettrocardiogramma permette al cardiologo di rilevare:
La presenza di aritmie cardiache.
Un'aritmia cardiaca è un'alterazione del normale ritmo cardiaco (ritmo sinusale).
Il normale ritmo cardiaco di un essere umano adulto ha una frequenza di contrazione a riposo compresa tra i 60 e i 100 battiti per minuto.
Un'ischemia o un infarto del miocardio, probabilmente secondario a un restringimento o a un'occlusione completa delle arterie coronarie del cuore (N.B: infarto del miocardio e attacco di cuore sono sinonimi).
Le arterie coronarie del cuore sono i vasi arteriosi che riforniscono di sangue ossigenato e sostanze nutritizie il miocardio.
In medicina, il restringimento e l'occlusione completa delle arterie coronarie del cuore prendono il nome generico di coronaropatie o malattie delle coronarie.
La presenza di alterazioni strutturali delle cavità cardiache, atri e/o ventricoli.
Tra le alterazioni strutturali delle cavità cardiache, rientrano condizioni quali: la cardiomiopatia dilatativa, la cardiomiopatia ipertrofica, l'ipertrofia ventricolare sinistra e il cuore ingrossato.
In siffatte circostanze, le pareti di atri e/o ventricoli possono ispessirsi oppure stirarsi.
Gli esiti di un precedente attacco di cuore.
L'attacco di cuore lascia dei segni indelebili a livello sia anatomico che funzionale.
I pazienti che hanno subìto un infarto del miocardio devono sottoporsi periodicamente a un elettrocardiogramma, per monitorare le condizioni del proprio cuore.
La presenza di condizioni cardiache, caratterizzate da un'alterazione della conduzione elettrica. Alcuni esempi di queste condizioni cardiache sono: la sindrome del QT lungo e i blocchi di branca (destra o sinistra).
Inoltre, l'elettrocardiogramma consente di valutare:
Il funzionamento di pacemaker e dispositivi analoghi (come per esempio il defibrillatore cardioverter impiantabile), nei soggetti che ne sono chiaramente portatori.
Gli effetti sul cuore di quei farmaci che potrebbero alterare, in alcune circostanze, la frequenza o la conduzione elettrica del cuore.



HOLTER CARDIACO


HOLTER CARDIACO
L'Holter cardiaco è un tipo di elettrocardiogramma che consente un monitoraggio costante del ritmo e dell'attività elettrica del cuore, in un arco di tempo della durata canonica di 24-48 ore.
L'esame - noto anche come ECG Holter o elettrocardiogramma dinamico secondo Holter - sfrutta un apposito strumento a batteria, denominato elettrocardiografo portatile.
Elettrocardiogramma HolterL'Holter cardiaco è un esame diagnostico progettato, principalmente, per individuare tutte quelle alterazioni del ritmo cardiaco a comparsa sporadica e discontinua.
All'occorrenza, l'indagine permette anche di valutare l'efficacia di un trattamento farmacologico, intrapreso per un certo disturbo cardiaco, o il funzionamento di dispositivi (pacemaker, defibrillatore cardioverter ecc.) precedentemente impiantati nel cuore del paziente esaminato.
L'installazione dell'elettrocardiografo portatile è una procedura veloce e indolore, che prevede l'applicazione sul torace di alcune placche metalliche, chiamate elettrodi.
Cos'è l'Holter cardiaco?
L'Holter cardiaco è un particolare tipo di elettrocardiogramma che, grazie all'impiego di un elettrocardiografo portatile a batteria, permette di monitorare la funzione cardiaca - quindi ritmo e attività elettrica del cuore - nell'arco di un certo periodo di tempo, solitamente 24-48 ore.
ALTRI NOMI DELL'HOLTER CARDIACO
I cardiologi possono riferirsi all'Holter cardiaco in vari modi, tutti ugualmente corretti, tra cui: ECG Holter, elettrocardiogramma secondo Holter ed elettrocardiogramma dinamico secondo Holter.
Usi
L'idea di realizzare un elettrocardiografo portatile, che registri la funzione cardiaca per un certo numero di ore consecutive, nasce dalla necessità di individuare quelle alterazioni della conduzione elettrica del cuore discontinue, a comparsa sporadica, che un ECG di base fatica ad evidenziare (di solito per problemi di tempistica).
Detto ciò, l'Holter cardiaco rappresenta uno strumento diagnostico ideale per le aritmie cardiache, che hanno la particolarità di "andare e venire".
Breve ripasso delle aritmie cardiache
Un'aritmia cardiaca è un'alterazione del normale ritmo cardiaco (ritmo sinusale).
Il normale ritmo cardiaco di un essere umano adulto ha una frequenza di contrazione a riposo compresa tra i 60 e i 100 battiti per minuto.
In presenza di un'aritmia, questa frequenza può variare in maniera decisa, rendendo il ritmo cardiaco più veloce, più lento, irregolare e/o a intensità variabile.
Esistono numerosi tipi diversi di aritmie. Tra i tipi più diffusi e noti, rientrano: la tachicardia sinusale, la bradicardia sinusale, la fibrillazione atriale, il flutter atriale e la fibrillazione ventricolare.
ALTRI USI
Oltre che per l'individuazione delle aritmie cardiache, i cardiologi ricorrono all'esecuzione di un Holter cardiaco allo scopo di valutare:
Il funzionamento di un pacemaker o un defibrillatore cardioverter impiantabile, nei soggetti che ne sono ovviamente portatori.
Gli effetti di un trattamento farmacologico per la risoluzione di un problema cardiaco.
Procedura
In genere di competenza di un assistente del medico cardiologo, l'installazione dell'elettrocardiografo portatile è una procedura semplice, veloce e indolore, che prevede l'applicazione di una serie di elettrodi (gli elementi registratori) in vari punti del torace.
Gli elettrodi per un Holter cardiaco (e in generale per un qualsiasi tipo di elettrocardiogramma) sono delle placche metalliche, situate alle estremità di cavi che le collegano all'elettrocardiografo portatile. A garantire una buona tenuta degli elettrodi sulla pelle possono essere dei cerotti adesivi, che contornano le placche metalliche, oppure un gel colloso.
Una volta applicati gli elettrodi, l'assistente del medico cardiologo fornisce il paziente di una comoda borsa a tracolla, in cui riporre l'elettrocardiografo portatile.
Dal punto di vista strettamente procedurale, l'Holter cardiaco è suddivisibile in due fasi consecutive:
La fase di registrazione del ritmo e dell'attività elettrica del cuore. È la prima delle due fasi e va da quando l'assistente del medico cardiologo installa e aziona l'elettrocardiografo portatile a quando lo stesso assistente o un suo collega lo rimuove.
In questa fase, lo strumento registra e salva in una memoria interna la funzione cardiaca del paziente.
La fase di traduzione grafica di quanto registrato nella fase precedente. È la fase che porta all'ottenimento, su un foglio di carta millimetrata, del cosiddetto tracciato elettrocardiografico. Un generico tracciato elettrocardiografico possiede alcuni tratti caratteristici, che si ripetono a intervalli più o meno regolari e che prendono il nome di onde.
L'aspetto delle onde e la distanza tra di loro sono gli elementi del tracciato che permettono ai cardiologi di interpretare lo stato di salute del cuore sotto esame.
Per la fase di traduzione grafica, occorre un dispositivo computerizzato, capace di estrapolare i dati di registrazione presenti nell'elettrocardiografo portatile.
Durante la fase di registrazione, il paziente deve fare attenzione a non urtare o muovere eccessivamente il dispositivo e a non staccare gli elettrodi.




HOLTER PRESSORIO


HOLTER PRESSORIO
L'Holter pressorio è una procedura diagnostica della durata totale di 24 ore, che, attraverso l'uso di uno sfigmomanometro portatile, consente di misurare la pressione arteriosa di un individuo ogni 30 minuti.
Holter Pressorio
Lo sfigmomanometro portatile è molto simile a un classico sfigmomanometro per la misurazione standard della pressione. A differenziarlo da quest'ultimo sono le capacità di funzionare in maniera autonoma, ad accensione avvenuta, e di salvare su una memoria interna i dati di ogni misura pressoria.
I medici sottopongono a Holter pressorio quegli individui con improvvise e marcate fluttuazioni della pressione arteriosa e con sintomi collegati a queste.
L'Holter pressorio è un esame dalla semplice preparazione e dai rischi minimi. Per evitare di falsare i risultati dell'esame, durante le 24 ore in cui ha luogo, il paziente deve prestare attenzione a non urtare o muovere lo strumento di misurazione
Cos'è l'Holter pressorio?
L'Holter pressorio è un esame diagnostico che permette di misurare la pressione arteriosa di un individuo a intervalli regolari, in un arco di tempo della durata di 24 ore.
In altre parole, l'Holter pressorio consiste in un monitoraggio periodico della pressione arteriosa, lungo in tutto un'intera giornata.
L'holter pressorio sfrutta uno strumento chiamato sfigmomanometro portatile.
LO STRUMENTO
Lo sfigmomanometro portatile è, di fatto, un normale sfigmomanometro di dimensioni ridotte, capace di funzionare in maniera autonoma, dopo l'accensione iniziale.
Esso consiste in una comoda fascia gonfiabile, collegata, tramite un cavo di gomma, a un piccolo misuratore della pressione arteriosa, molto simile a un walkman musicale.
Oltre a misurare i livelli pressori, il misuratore della pressione arteriosa possiede un memoria interna in cui registra il risultato di ogni singola misurazione.
I lettori interessati a conoscere nei dettagli come si misura la pressione sanguigna, possono consultare l'articolo presente qui.
Usi
La pressione arteriosa è un parametro vitale, che può variare anche marcatamente durante un'intera giornata: per esempio, subisce dei cambiamenti durante il sonno, durante un'attività fisica, a seguito di un attacco d'ansia, con l'adozione di una particolare dieta, dopo l'assunzione di determinati farmaci per la pressione, a causa di un problema cardiocircolatorio ecc.
Chi ha realizzato lo sfigmomanometro portatile, per l'esecuzione dell'Holter pressorio, ha voluto mettere a disposizione dei medici uno strumento capace di cogliere e dare un significato alle fluttuazioni giornaliere della pressione arteriosa, fluttuazioni che un normale sfigmomanometro non è in grado di evidenziare.
È chiaro che una persona sana, le cui uniche fluttuazioni pressorie sono quelle fisiologiche, non ha alcun bisogno di sottoporsi a un Holter pressorio. Al contrario, ne ha assoluta necessità colui che mostra sintomi o segni clinici in qualche modo legati ad alterazioni patologiche della pressione sanguigna.
Per alterazioni patologiche della pressione sanguigna, s'intendono sbalzi improvvisi e marcati dei valori pressori, verso l'alto o verso il basso.
SCOPI IN BREVE
Sono candidati ideali per un Holter pressorio i soggetti con:
Sintomi di ipotensione, durante la giornata.
Sintomi di ipertensione.
Sintomi che precedono gli episodi di sincope e presincope.
Problemi cardiaci, come per esempio le aritmie.
Gravi problemi di stress o ansia.
Inoltre, attraverso un Holter pressorio, i medici sono in grado di valutare gli effetti di una terapia a base di farmaci per la normalizzazione della pressione arteriosa.
Preparazione
In genere, in vista di un Holter pressorio, i medici forniscono ai pazienti due semplici indicazioni preparatorie, che sono:
Indossare abiti (nella fattispecie maglie e maglioni) comodi e facili da sfilare e rimettere.
Ciò riduce il rischio di urtare o muovere lo strumento che misura la pressione arteriosa, causandone il mal funzionamento.
Tenere una sorta di diario clinico, in cui segnalare se e in quali momenti della giornata sono comparsi disturbi sospetti e che potrebbero collegarsi a un qualche problema di salute. Il diario è molto utile al medico durante la fase d'interpretazione delle registrazioni pressorie, una volta trascorse le 24 ore dell'Holter pressorio.
Procedura
Compito generalmente di un infermiere, l'installazione dello sfigmomanometro portatile è una procedura semplice, veloce e indolore, che prevede l'applicazione della fascia gonfiabile al braccio del paziente e il collocamento dello strumento misuratore in un'apposita tasca agganciabile attorno alla vita, per mezzo di una cintura. In genere, questa prima fase della procedura richiede una decina di minuti, non di più.
Una volta conclusa l'installazione, ha inizio la fase dedicata alla calibratura dello strumento.
La fase di calibratura prevede il confronto tra una misurazione effettuata per mezzo di uno sfigmomanometro standard (N.B: è il controllo o misura di riferimento) e una misurazione effettuata per mezzo del misuratore per l'Holter pressorio.
Se i risultati delle due misurazioni coincidono, significa che lo sfigmomanometro portatile è ben calibrato e funziona bene tanto quanto un affidabile sfigmomanometro standard.
In genere, tra le due misurazioni, i medici fanno trascorrere tra i 20 e i 30 minuti.
Al termine della fase di calibrazione, il paziente può fare ritorno a casa e dedicarsi alle normali attività di vita quotidiana, evitando per ovvie ragione attività sportive o altri movimenti che potrebbero muovere la fascia elastica o danneggiare lo strumento misuratore per l'Holter pressorio.
CHE COSA AVVIENE DURANTE LE 24 ORE DELL'ESAME?
Dopo la sua accensione e grazie a un timer interno, lo strumento misuratore per l'Holter pressorio esegue una misurazione della pressione arteriosa ogni 30 minuti circa.
Nel momento in cui effettua la misurazione, la fascia gonfiabile, posta sul braccio del paziente, si gonfia, esattamente come durante l'utilizzo di uno sfigmomanometro standard.
Ogni misura termina, in genere, nel giro di qualche secondo; alla conclusione, la fascia si sgonfia e tutto ritorna alla normalità.
FINE PROCEDURA
Alla conclusione delle 24 ore previste dall'Holter pressorio, il paziente deve recarsi presso il medico o centro ospedaliero o farmacia che ha provveduto a installare la strumentazione, per disinstallare lo sfigmomanometro portatile e consegnare il diario clinico a chi di dovere.
In genere, prima della disinstallazione dello sfigmomanometro, il medico curante effettua una misurazione standard della pressione arteriosa, per poi confrontarla con l'ultima svolta dall'Holter pressorio. Questo confronto serve a capire se lo strumento misuratore era ancora ben calibrato anche alla fine dell'esame.
La disinstallazione dello strumento per l'Holter pressorio dura in genere pochi minuti.
AVVERTENZE D'USO
Durante le 24 ore dell'esame, oltre a evitare attività fisiche intense e movimenti pericolosi, il paziente dovrebbe:
Restare fermo il più possibile, nel momento in cui lo sfigmomanometro portatile effettua la misurazione della pressione arteriosa. Tale avvertenza è facile da seguire, in quanto il gonfiaggio della fascia è chiaramente riconoscibile.
Muoversi durante la misurazione altera la rilevazione della pressione arteriosa e il dato salvato in memoria non è attendibile.
Lasciare lo sfigmomanometro nella sua tasca.
Non fare docce o bagni. È buona norma lavarsi prima dell'esame, in maniera tale che non ce ne sia l'esigenza nelle ore successive.
Rischi
L'Holter pressorio è un esame diagnostico esente da rischi.
Risultati
I risultati dell'Holter pressorio sono disponibili nel giro di 24 ore.
Questi sono il frutto dell'osservazione, da parte del medico, delle misurazioni effettuate dallo strumento misuratore.
Particolarmente importante, sul giudizio finale, è anche la consultazione del diario clinico, realizzato dal paziente nel corso dell'Holter pressorio.

I Medici Specialisti e gli Infermieri con i quali collaboriamo


I Medici Specialisti e gli Infermieri con i quali collaboriamo
I NOSTRI SERVIZI

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Servizio di Refertazione Specialistica in Telemedicina
Il Nostro network di Refertazione polispecialistica è attualmente in grado di erogare prestazioni di refertazione in telemedicina nelle branche di Cardiologia, Ortopedia, Angiologia, Pneumologia, Dermatologia e Neurologia, assicurando prestazioni diagnostiche di elevato livello, da parte di Specialisti esperti, in tempi brevi.
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Piattaforma “Discovery”
Tutta l’attività si svolge utilizzando il software esclusivo (piattaforma “Discovery”), creato dai ns. tecnici e da una software house di primo livello (Logicasolution srl), progettato e funzionante in ottemperanza completa delle vigenti normative (GDPR 2016/679 – Linee Guida Nazionali su Telemedicina).
Il software è certificato A2 ed è locato su server dislocati all’interno dell’UE.
Sulla piattaforma Discovery vengono inviati dagli utenti periferici (Farmacie, Cliniche, Centri Diagnostici, Studi Medici, etc.) i file originati per ogni singolo esame dagli apparecchi in dotazione.
Nei termini di tempo riportati in “Modalità temporali di erogazione del Servizio”, le registrazioni inviate vengono analizzate dai nostri specialisti che refertano l’esame con l’utilizzo di software originali.
Il referto così compilato viene inserito sulla piattaforma ove rimane a disposizione esclusiva del singolo utente periferico interessato.
Ogni referto riporta la firma del Professionista sia in formato analogico che digitale e rimane per 30 giorni a disposizione dell’utente, che può visionarlo, scaricarlo, stamparlo, etc. Passato questo intervallo di tempo, è comunque ottenibile richiedendolo agli Amministratori di Sistema della piattaforma.

Servizio di Assistenza Tecnica
Come sopra accennato è a disposizione degli utenti di Lifecare Italia un Servizio di Assistenza Tecnica dedicato, raggiungibile telefonicamente chiamando il 3276673919, oppure per chat o per mail. I nostri tecnici sono operativi nel settore da anni e risultano in grado di risolvere – anche da remoto – gran parte degli inconvenienti incontrati dagli utenti .
Il Servizio è attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 08.30 alle ore 13.30 e dalle ore 15.30 alle ore 20.30 ed il sabato dalle ore 08.30 alle ore 13.30.

Titolare e creatore di Life Care
Dott, Fernando Cecchetti - Laurea in Medicina e Chirurgia - Specializzazione in Malattie dell'apparato Cardiovascolare - Specializzazione in Medicina dello Sport

Alcuni Collaboratori
Dott.ssa Antonella Fondi - Responsabile. organizzativo della Centrale Polispecialistica "LifecareItalia" -Laurea in Medicina e Chirurgia - Specializzazione in Medicina dello Sport - Master in Ecocardiografia - Master in Refertazione ECG 1° liv , 2° liv e Livello avanzato.

Dott. Verio Gullà - Laurea in Medicina e Chirurgia - Specializzazione. in Cardiologia - Specializzazione in Malattie Apparato Respiratorio

Dott. Imerio Angeloni  - Laurea in Medicina e Chirurgia - Specializzazione in Malattie Cardiovascolari - Master Ecocardiografia (SIEC) - Abilitazione American College of Cardiology -  Corretta interpretazione ECG

Dott. Giovanni Maria Ticca - Laurea in Medicina e Chirurgia - Specializzazione in Dermatologia e Venereologia - Master di 2° livello in Dermoscopia - Corso di Perfezionamento in “Dietoterapia e nutrizione clinica”

Altri Medici Specialisti con i quali collaboriamo

Dott. Alberto Falchetti - Laurea in Medicina e Chirurgia - Visiting Fellow, Metabolic Diseases Branch, NIDDK, NIH, Bethesda, MD, USA. - Post-doctoral Associate, Genetic Dept., Yale University, New Haven, CT, USA. - Specialità in Endocrinologia e Malattie del Ricambio presso
Specialità in Genetica Medica - Master Universitario di II livello “Malattie del Metabolismo Minerale: dal gene alla cura”.

Dott.ssa. Roberta Cosso - Laurea in Medicina e Chirurgia - Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia - Diploma di Master Universitario di II livello, presso l’Università degli Studi di Firenze, “Malattie metaboliche dell’osso: dal gene alla cura.


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Dott. Massimo Spattini – Laurea in Medicina e Chirurgia - Specializzazione in Medicina dello Sport - Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione - Presidente dell’ AFFWA (Accademia Funzionale del Fitness-Wellness-Antiaging) - Vicepresidente AMIA (Associazione Italiana Medici Anti-aging)
Giornalista iscritto all’ ODG di Bologna - Ideatore e titolare del marchio DietaCOM®(CronOrMorfo-dieta).

 
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€ 370,00+ iva 22%€ 8,00 per refertazione specialistica da remoto (su richiesta)    


GIORNATA DEL MELANOMA (CON OPERATORE)
DERMATOSCOPIO FIREFLY- Refertazione specialistica da remoto
Il dermatoscopio FIREFLY, è un Microscopio progettato per video microscopia digitale per epiluminescenza. Visualizza immagini microscopiche su iPad / iPhone, Smartphone / Tablet e acquisiscile facilmente. Facile integrazione nella cartella clinica digitale (EMR)
Registrazione in tempo reale (30FPS). Lenti in vetro multistrato. Illuminazione a regolazione continua tramite 8 LED ultra luminosi


NOTE

 
GIORNATA INTERA O MISTA


€ 370,00+ iva 22%€ 10,00 Costo neo analizzato    

  
GIORNATA DEL RESPIRO (CON OPERATORE)
 
SPIROBANK II e SMOKERLYZER CO BREATH TEST

Spirometria, Ossimetria e Carbossiemoglobina. Il risultato dell'indagine è costituito da una serie di valori che indicano capacità e volumi polmonari oltre che il grado di pervietà (apertura) dei bronchi. La spirometria è un importante strumento utilizzato per generare grafici respiratori utili nella valutazione di determinate condizioni cliniche, come l’asma bronchiale, la fibrosi polmonare  la fibrosi cistica e la broncopneumopatia cronico ostruttiva. Il risultato della spirometria è corredato da un commento  aggiunto dallo specialista in cui si esprime un giudizio inerente ai valori ottenuti.


NOTE

 
GIORNATA INTERA O MISTA


€ 370,00+ iva 22%€ 8,00 per refertazione specialistica da remoto (su richiesta)    









GIORNATA DELL’INSUFFICIENZA VENOSA (CON OPERATORE)
VENOSCREEN PLUS
Il VenoScreen Plus effettua un test non invasivo per il controllo del tempo di riempimento venoso (refilling time RT), cioè il tempo impiegato dal sangue a tornare nel polpaccio dopo che un movimento forzato ne ha causato il momentaneo svuotamento.


NOTE
 
GIORNATA INTERA O MISTA


€ 370,00+ iva 22%€ 8,00 per refertazione specialistica da remoto (su richiesta)    


GIORNATA DELL’ARTROSI CERVICALE (CON OPERATORE)
CERVICAL R.O.M.
Il Cervical R.O.M è un dispositivo disponibile in versione USB. L’utilizzo della singola unita’ in abbinamento al caschetto permette di valutare la mobilità nei tre assi nello spazio del tratto cervicale (laterale destra/sinistra, flessione ed estensione, rotazione) verificando simmetrie di movimento, valori di normalità ed evidenziando le differenze prima e dopo il trattamento fisioterapico, la ginnastica riabilitativa o modificazioni apportate da eventuali afferenze dovute all’utilizzo di occhiali o bite.


NOTE
 
GIORNATA INTERA O MISTA


€ 370,00+ iva 22%€ 8,00 per refertazione specialistica da remoto (su richiesta)    


GIORNATA DELLA POSTURA (CON OPERATORE)
PHYSICAL ANALYZER PORTATILE
Il software rileva automaticamente la posizione dei 4 piccoli dischi di colore giallo posizionati a muro, calibra in maniera automatica ogni singola fotografia ed elimina l’utilizzo del filo a piombo e della gabbia in alluminio riducendo l’ingombro del dispositivo. Il filo a piombo diverta virtuale. Si compone di uno specchio con staffe di fissaggio a parete su cui si riflette l’immagine del paziente, per consentire la valutazione della rotazione delle spalle, e di una telecamera fissata su di un’asta in alluminio posizionata a terra oppure collocata tramite un’apposita staffa a parete.


NOTE
GIORNATA INTERA O MISTA CON CERVICALE€ 370,00+ iva 22%€ 10,00 costo per refertazione    


  
GIORNATA DEL CUORE (CON OPERATORE)
Lo screening si effettua esaminando diversi parametri che aiutano a comporre il quadro completo sullo stato generale della funzionalità cardiaca, utilizzando apparecchiature all’avanguardia.



                     ECG GE MAC 600SFIGMOMANOMETROELEMENT MULTI



 
GIORNATA INTERA


           € 370,00+ iva esente        € 10,00 Costo utente valutato    







 
GIORNATA DELL’ATEROSCLEROSI (CON OPERATORE)
ABI 100 BOSO
La misurazione dell'indice caviglia-braccio con il sistema ABI 100 della Boso viene effettuata in modo semplice e veloce. I quattro bracciali vengono applicato sulle braccia e sulle gambe del paziente. È importante assicurarsi che il paziente non indossi vestiti troppo stretti che potrebbero interferire con la misurazione. In caso contrario, tali indumenti vanno tolti prima prima di applicare i bracciali. Durante la misurazione, il paziente deve rimanere sdraiato e non deve parlare. La visita dura circa 1 minuto e non differisce molto da una classica misurazione della pressione tramite sfigmomanometro.
Dopo la misurazione, i valori vengono inviati tramite un'interfaccia USB ad un PC, dove il software in dotazione calcolerà automaticamente l'indice caviglia-braccio (ABI). Il valore viene calcolato separatamente per il lato sinistro e il lato destro del corpo e in conformità al codice colore.
Oltre all'indice caviglia-braccio, il software ABI della Boso fornisce altri valori importanti, come ad es. i singoli valori della pressione, la differenza della pressione tra i 2 lati, polso, pressione del polso e sintomi di possibili aritmie cardiache.


NOTE
 
GIORNATA INTERA O MISTA


                  € 370,00+ iva 22%   € 8,00 per refertazione specialistica da remoto (su richiesta)    


GIORNATA DELLA CUTE E DEI CAPELLI (CON OPERATORE)
Firefly Tricoscopio a luce polarizzata digitale
Tricoscopio progettato per tricoscopia digitale ad alta precisione. Ingrandimento preciso a 25x, 35x, 45x, 100x e 120x in ottica e fino a 500x in digitale. Fornisce immagini e video precisi, chiari e immediati. Facile integrazione nella cartella clinica digitale (EMR). Risoluzione: 2 megapixel di risoluzione reale.
12 livelli di polarizzazione. Lenti in vetro multistrato. Registrazione in tempo reale (30 FPS)
Illuminazione a regolazione continua tramite 8 LED ultra luminosi
 

PROGRAMMA VISO:
  • L’elasticità
  • L’idratazione
  • La profondità delle rughe
PROGRAMMA CAPELLO
  • Il sebo
  • Il calibro del capello
  • La densità del capello
                            
 
GIORNATA INTERA O MISTA


€ 370,00+ iva 22%€ 8,00 per refertazione specialistica da remoto (su richiesta)


GIORNATA DEL DIABETE (CON OPERATORE)
Il diabete non guarisce, ma è possibile rallentarne l’evoluzione o rimandarne di molti anni l’esordio, riducendo il rischio di sviluppare complicanze piuttosto serie a danno di vari organi come l’occhio (retinopatia), i reni (nefropatia), i nervi (neuropatia), le arterie (vasculopatia) e il cuore (cardiopatia).
In Italia i diabetici sono circa 3 milioni, e si stima che almeno un altro milione e mezzo lo siano senza saperlo, anche perché in  molti casi non ha sintomi evidenti.





ELEMENT MULTI

GLUCOA1C
CLINITEK STATUS +





NOTE
 
½ GIORNATA + ½ ALTRO SERVIZIO


€ 370,00+ iva 22%€ 8,00 per refertazione specialistica da remoto (su richiesta)
  € 10,00 per consumabili (strisce)

GIORNATA CUORE E VASI (CON OPERATORE)
La sindrome metabolica (detta anche sindrome X, sindrome da insulinoresistenza, sindrome di Reaven) è una situazione clinica nella quale diversi fattori fra loro correlati concorrono ad aumentare la possibilità di sviluppare patologie a carico dell'apparato circolatorio e diabete Si distinguono diverse anomalie metaboliche, dislipidemia, resistenza all’insulina, ipertensione arteriosa e disfunzione endoteliale. La sindrome metabolica racchiude un insieme di fattori di rischio cardiovascolare  che si intrecciano per creare un singolo fattore di rischio multiplo per la patologia aterosclerotica





ECG GE MAC 600
SFIGMOMANOMETRO
ELEMENT MULTI



VENOSCREEN PLUS
ABI 100 BOSO



NOTE
 
GIORNATA INTERA


€ 370,00+ iva 22%€ 35,00 per utente valutato


GIORNATA DELLA COMPOSIZIONE CORPOREA (CON OPERATORE)

 Con l’utilizzo dei Bioimpedenziometri InBody 770 – 570 – S10 si può ottenere la misura di questi parametri: Controllo del peso: Peso Obiettivo  Controllo del grasso e del Muscolo  Stato di fitness:  Metabolismo Basale  Contenuto minerale osseo  Massa cellulare corporea  Grado di obesità  Area del grasso viscerale
Massa magra secca Muscolo scheletrico: Massa muscolo scheletrica
Massa grassa corporale Percentuale di grasso corporeo Grado di obesità addominale Indice di massa corporea Obiettivo di peso Obiettivo di grasso corporeo Bilancio del corpo: Massa magra per singolo arto Massa grassa per singolo arto Massa d'acqua per singolo arto (braccio destro/sinistro/ tronco )
( gamba destra/sinistra ) Composizione del corpo: Massa di acqua intracellulare
Massa di acqua extracellulare Massa proteica Massa minerale Massa d'acqua totale Massa magra scheletrica Massa libera di grasso
Oltre all’interpretazione della propria Composizione Corporea, è possibile richiedere una dieta personalizzata del Prof. Dott. Massimo Spattini ideatore di DietaCom CronoOrMorfoDieta.



NOTE
 
GIORNATA INTERA O MISTA


€ 370,00+ iva 22%+ € 50.00 per Dieta personalizzata DietaCom


GIORNATA ECG ( CON INFERMIERE )
ECG GE MAC 600 - Refertazione specialistica da remoto.   
Sistema di analisi ECG GE MAC 600 per la registrazione dell'elettrocardiogramma a riposo, che può essere utilizzato sia per uso stazionario che mobile. L'elettrocardiografo è dotato di una potente batteria al litio che permette di registrare fino a 250 ECG con una sola ricarica di batteria. Dopo l'accensione il sistema di analisi GE MAC 600 è completamente pronto all'uso dopo soli 7 secondi: ciò permette di risparmiare tempo prezioso e di ottimizzare il flusso di lavoro. Il salvataggio dei dati non avviene sulla memoria interna, ma su una scheda SD (acquistabile separatamente), fattore che semplifica il trasferimento dei dati al computer dell'ufficio.


COSTO REFERTI
 
GIORNATA INTERA O MISTA


€ 370,00 + iva 22%€ 8,00 a paziente iva esente    


       
SERVIZI AREA CUORE
  ECG GE MAC 600.   
Il Sistema di analisi ECG GE MAC 600 per la registrazione dell'elettrocardiogramma a riposo, che può essere utilizzato sia per uso stazionario che mobile. L'elettrocardiografo è dotato di una potente batteria al litio che permette di registrare fino a 250 ECG con una sola ricarica di batteria. Dopo l'accensione il sistema di analisi GE MAC 600 è completamente pronto all'uso dopo soli 7 secondi: ciò permette di risparmiare tempo prezioso e di ottimizzare il flusso di lavoro. Il salvataggio dei dati non avviene sulla memoria interna, ma su una scheda SD (acquistabile separatamente), fattore che semplifica il trasferimento dei dati al computer dell'ufficio.




 

 

COSTO A REFERTO



NOLEGGIO 6 MESI

€ 480,00 + iva 22%

€ 8,00 iva esente


    

NOLEGGIO 12 MESI

€ 900,00 + iva 22%

€ 8,00 iva esente


    



SERVIZI AREA CUORE

HOLTER PRESSORIO GE TONOPORT VI.   
L’applicazione ABP (Ambulatory Blood Pressure) di CardioSoft™ con il relativo modulo TONOPORT™ VI è la soluzione ideale per il monitoraggio della pressione sanguigna, quando è necessario misurarla per lunghi periodi di tempo. Facile da programmare e da installare, il modulo TONOPORT VI si applica al paziente in maniera semplice e sicura, e fornisce dati completi sul rilevamento della pressione sanguigna nei suoi display di testo e grafici. Inoltre, questo modulo offre la massima flessibilità, poiché l’utente ha la possibilità di configurarne le impostazioni. Si tratta di un modulo che si collega in maniera molto semplice al vostro PC, permettendovi di scaricare velocemente i dati memorizzati. Il modulo TONOPORT V può essere programmato per rilevare la pressione sanguigna ad intervalli regolari oppure in momenti scelti a caso, a seconda delle necessità. Le opzioni di programmazione, configurabili sia per il giorno che per la notte, assicurano l’alta precisione del rilevamento ed un’analisi accurata delle informazioni NIBP. Grazie al suo design compatto e leggero, con una pompa integrata e silenziosa, e grazie alle sue impostazioni configurabili dall’utente (ad esempio, la regolazione della pressione di gonfiaggio), il TONOPORT è uno strumento estremamente confortevole per il paziente e particolarmente facile da utilizzare.
 

 

COSTO A REFERTO



NOLEGGIO 6 MESI

€ 480,00 + iva 22%

€ 15,00 iva esente


    

NOLEGGIO 12 MESI

€ 900,00 + iva 22%

€ 15,00 iva esente


    



SERVIZI AREA CUORE

HOLTER ECG CARDIODAY GE SERR 1000  
Il set GE SEER 1000 / CardioDay Easy di GE Healthcare è un set operativo per la derivazione di ECG a 2 canali 24 ore su 24 o 48 ore per adulti e bambini. Grazie al design compatto e leggero del dispositivo, la misurazione effettuata con il dispositivo ECG a lungo termine SEER 1000 particolarmente confortevole per il paziente. Il software CardioDay Easy incluso nella spedizione offre ampie possibilità di valutazione della registrazione ECG e un elevato grado di facilità d'uso grazie all'interfaccia utente integrata. Il Software è in grado di rilevare un pacemaker esistente e la fibrillazione atriale e di effettuare analisi R-R.
 

 

COSTO REFERTI



NOLEGGIO 6 MESI

€ 480,00 + iva 22%

        € 25,00 iva esente


    

NOLEGGIO 12 MESI

€ 900,00 + iva 22%

€ 25,00 iva esente


    


ERVIZI AREA CUORE – PER I CLIENTI CHE SONO GIA’ IN POSSESSO DI ECG – HOLTER CARDIACO – HOLTER PRESSORIO

ECG

€ 8,00

A REFERTO

HOLTER PRESSORIO

€ 15,00

A REFERTO

HOLTER CARDIACO

€ 25,00

A REFERTO


FATTO SALVO LA VERIFICA DA PARTE DELLA NOSTRA CENTRALE DI REFERTAZIONE RELATIVA ALLA POSSIBILE CONNESSIONE CON LA NOSTRA PIATTAFORMA OPERATIVA.

POLIGRAFO RESPIRATORIO NEW SCREEN&GO
L'eccellenza nella diagnosi semplificata del sonno: apparecchio di polisonnografia per la rilevazione dei disturbi del sonno e sindrome delle apnee ostruttive del sonno per uso adulto o pediatrico - aggiornabile e potenziabile dall'utente secondo le esigenze.
Aggiornabile e potenziabile dall'utente secondo le esigenze, completa e comprensiva dei seguenti canali:
1) Flusso attraverso cannula nasale
2) Russamento
3) SpO2
4) Polso BPM
5) Posizione
6) Actimetria
Screen&Go è un potente dispositivo di screening ad un canale singolo SASH che utilizza una canula nasale (standard) per fornire i segnali necessari per una semplice, affidabile e veloce diagnosi del paziente.
Screen & Go standard viene fornito con un canale (pressione di flusso) per registrare il segnale di portata e rilevare apnee.

La maggiore conoscenza delle OSAS e l'elevata domanda hanno costretto varie discipline mediche (medicina generale, cardiologia, ORL, odontologia, psichiatria...) a cercare questa alternativa metodologica per far fronte alla necessità urgente di diagnosi per una malattia tanto diffusa come il disturbo del sonno.
Eventi disponibili: Apnee (ostruttiva, centrale e mista), Ipopnee, Desaturazione, Russamento, Limitazione del flusso aereo, Evento respiratorio indeterminato.

L’ESAME DELLA POLISONNOGRAFIA PUO’ESSERE EFFETTUATO SOLO NELLE FARMACIE ASSOCIATE A CHESED.


SINGOLO ESAME SENZA INFERMIERE
SINGOLO ESAME CON INFERMIERE
€ 140,00 AD ESAME + IVA 22%
€ 180.00 AD ESAME + IVA 22%

Life mette a disposizione un team di . infermieri altamente qualificati per . ogni tipo di prestazione infermieristica: . Supporto alle determinazioni analitiche . di prima istanza, rientranti nell'ambito . dell'autocontrollo.Effettuazione di medicazioni e di cicli iniettivi intramuscolo.
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Iniziative finalizzate a favorire l'aderenza dei malati alle terapie.
Il costo è di € 28,00 ora e prevede un minimo di 4 ore giornaliere, che possono anche essere suddivise in due farmacie vicine ( max 5km )



OFFERTA COMMERCIALE 2020
  •  IL COSTO DELLA SINGOLA GIORNATA E’ DI € 370,00
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  • NELLE GIORNATE A PACCHETTO ( 1 – 2 – 3 ­– 4 > ) LE GIORNATE POSSONO ESSERE MODIFICATE O SPOSTATE ENTRO I 10GG LAVORATIVI MA DEVONO ESSERE EFFETTUATE TUTTE ENTRO IL 2020, PREVIO IL CONGUAGLIO TOTALE A PREZZO DI BASE DI € 370,00

CHESED


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VIA MONTE BONDONE 2
38061 SANTA MARGHERITA DI ALA ( TN )
P.IVA: 02282850227

CEO. Dott. Antonello Longo
Direttore Sanitario: Dott. Fernando Cecchetti
Direttore Scientifico: Dott.
Direttore Marketing: Dott.

Contatti:

Mail: chesed@chesed.it
Mail: commerciale@chesed.it
Pec: chesed@ticertifica.it
Ufficio: 0464/697086
Fax: 0464/697086
Cell: 335/6541555